Giurisprudenza

28 Gennaio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Accertamento: le foto di Google valgono come prova

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Per verificare la sussistenza del messaggio pubblicitario che determina il pagamento dell’imposta di pubblicità, salvo contestazione del contribuente, hanno valida efficacia probatoria sia l’accertamento effettuato da soggetto esterno all’organigramma comunale, sia le foto tratte da Google che ritraggono il messaggio pubblicitario.

Lo stabilisce la Corte di Cassazione con l’ordinanza n.308 del 10 gennaio 2020.

Il caso. La Commissione tributaria provinciale di Teramo, rigettava il ricorso proposto dalla XXX in persona del suo titolare YYY avverso l’avviso di accertamento per imposta di pubblicità 2009-2014. Avverso detta decisione il contribuente proponeva appello, innanzi alla CTR Abruzzo. Il giudice di seconde cure rigettava l’impugnazione confermando l’orientamento espresso dal giudice di primo grado. YYY ha proposto ricorso per Cassazione.

Il contribuente contesta la sentenza laddove la CTR ha ritenuto provato lo stazionamento in situ del veicolo del ricorrente contenente messaggi pubblicitari per gli anni 2009-2014 in base a scheda di rilevamento (2014), verbale google street view (2010) e foto google street view (2009) nonché in base a presunzione per gli anni 2011 e 2013.

In particolare il ricorrente contesta la validità di un accertamento effettuato da “una persona fisica estranea all’organigramma comunale, anche se legata all’ente accertato da un rapporto di consulenza privata” così come “file scaricati da internet privi di qualsivoglia ufficialità”.

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. Le foto tratte da internet, (google earth e google street view), di cui il ricorrente contesta il valore probatorio, sono accompagnate (anno 2012) da un verbale di contravvenzione del pubblico funzionario comunale di cui lo stesso ricorso ammette la validità, onde su tale anno non esiste contestazione.

In riferimento agli anni 2009 e 2010, per i quali sussistono solo le foto, va osservato che la giurisprudenza di questa Corte ha costantemente affermato che la fotografia costituisce prova precostituita della sua conformità alle cose e ai luoghi rappresentati, sicché chi voglia inficiarne l’efficacia probatoria non può limitarsi a contestare i fatti che la parte che l’ha prodotta intende con essa provare, ma ha l’onere di disconoscere tale conformità.

In tema di efficacia probatoria delle riproduzioni informatiche di cui all’articolo 2712 c.c. il disconoscimento idoneo a farne perdere la qualità di prova, degradandole a presunzioni semplici, deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, dovendosi concretizzare nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta.

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