Fisco

30 Maggio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Anche lo youtuber può evadere il fisco?

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Allarme per i professionisti del web. La Guardia di Finanza ha posto l’attenzione nei confronti di chi utilizza le nuove forme di comunicazione come il canale video Youtube. È il caso di un giovane toscano che secondo le fiamme gialle avrebbe evaso le imposte per centinaia di migliaia di euro.

Il comunicato del 28 maggio 2019 riporta che i Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno individuato uno “youtuber” (23enne italiano, residente in provincia di Firenze) che professionalmente svolgeva la sua attività su portali internet completamente in nero, con un’evasione di imposte di oltre 1 milione di euro in cinque anni di attività. Nello specifico, l’attività investigativa e di intelligence delle fiamme gialle del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Firenze ha permesso di rilevare come il professionista del web, tra il 2013 ed il 2018, abbia omesso di dichiarare ricavi per oltre 600 mila euro e di versare IVA per oltre 400 mila euro.

L’influencer da diversi anni era presente su internet, dove pubblicava video che parlavano delle sue esperienze, dei suoi viaggi e della sua vita, arrivando ad avere oltre quattro milioni di followers che lo seguivano assiduamente, risultando il secondo in Italia per numero di seguaci, con un milione di visualizzazioni al giorno.

Dal controllo delle fiamme gialle è risultato che l’attività del giovane era svolta in modo professionale, in quanto riceveva compensi dalle pubblicità inserite nei video che, quotidianamente, pubblicava sul proprio canale telematico.

I pagamenti allo youtuber erano poi proporzionati al numero di visualizzazioni fatte dai followers. Infatti, come è nel settore della pubblicazione sistematica di video, i proventi – per gli autori dei video appunto – possono derivare dai pagamenti loro effettuati dai gestori dei canali web, a motivo della contestuale visione, da parte degli utenti (i cosiddetti followers) di “strisciate” pubblicitarie.

Dalle indagini della GdF il ragazzo non era in possesso di una partita IVA, fatto in netto contrasto, pare, con il tipo di attività svolta. Nel valutare se l’esercizio di una certa attività comporti l’apertura di una posizione autonoma ai fini IVA e determini la produzione di un vero e proprio reddito d’impresa o di lavoro autonomo professionale vanno considerati innanzitutto gli elementi dell’abitualità (attività posta in essere con regolarità, stabilità e sistematicità dei comportamenti) e della professionalità (pluralità di atti coordinati tra di loro finalizzati a un identico scopo). In assenza di tali elementi, di regola, un’attività potrebbe determinare solo la produzione di un reddito diverso derivante da un’attività commerciale o di lavoro autonomo non esercitata abitualmente. Nella pratica, stante l’assenza di limitazioni di durata, numero o importo, la natura occasionale (o meno) di un’attività deve essere verificata caso per caso, andando a ricercare nella fattispecie concreta le caratteristiche tipiche indicate.

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