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29 Luglio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Bicchieri vuoti nel 2020 per il vino italiano

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Gli effetti della pandemia da coronavirus hanno impattato violentemente sul settore vitivinicolo italiano: infatti, nel 2020 si prevede un calo del fatturato nell’ordine del 30/35 per cento (circa quattro miliardi). Questo calcolo è emerso da una ricerca effettuata da Unicredit e presentata a Torino nell’ambito dell’iniziativa “The italian way: le eccellenze italiane tra pandemia e ripartenza”.

Nel dettaglio, l’indagine di UniCredit, basata su dati Cerved, evidenzia come con oltre tredici miliardi, l’industria del vino contribuisce al fatturato totale del F&B per oltre il 10 per cento ed è certamente uno dei settori di eccellenza del Made in Italy, regalando all’Italia molti primati. L’Italia è tra i primi produttori al mondo, il secondo esportatore in valore, dopo la Francia e soprattutto ha il numero maggiore di vini certificati (526, quasi 100 in più rispetto ai 435 della Francia), a conferma dell’enorme investimento in qualità che il Paese ha compiuto negli anni.

Si tratta però di uno dei comparti del F&B che sta soffrendo di più l’impatto dell’emergenza sanitaria. Con riferimento al 2020, è attesa una flessione nettamente superiore a quella media attesa per il settore del F&B (3-6 per cento). L’entità dell’impatto sarà tuttavia differenziata tra le diverse tipologie di vino e anche tra le imprese all’interno della stessa tipologia di prodotto. In questa crisi gioca infatti un ruolo importante il modello di business adottato.

Il mercato interno è atteso in contrazione, a seguito delle gravi difficoltà dell’ho.re.ca (settore hotellerie-restaurant-caffè, che veicola il 42 per cento delle vendite) e dell’enoturismo (che veicola una quota piccola delle vendite, ma ad alto margine). Anche la spesa delle famiglie è attesa in contrazione, a seguito della diminuzione del reddito disponibile e della conseguente ridefinizione delle priorità personali di acquisto a favore di beni ritenuti più essenziali.

Elevati i rischi di cali delle vendite anche sui mercati esteri, a seguito del crollo della domanda globale e delle diverse velocità di ripresa di ciascun Paese. A livello mondiale, l’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino) stima una caduta delle vendite del 35 per cento (-50 per cento in valore). Per l’Italia, un fattore di amplificazione del rischio export è la forte concentrazione dei mercati di sbocco del settore. Oltre il 50 per cento delle vendite oltre confine è concentrato in tre paesi: in particolare, si osserva che due di essi (Stati Uniti e Regno Unito) consumano vino principalmente tramite il canale ho.re.ca.

L’impatto sarà molto differenziato. In generale, i rischi risultano più elevati per i vini di gamma medio-alta e alta – venduti soprattutto tramite il canale ho.re.ca e l’export. Tra le imprese, risulteranno invece meno esposte le imprese che dispongono di un portafoglio ampio di prodotti, che possono contare su più canali di vendita e molteplici canali di sbocco.

Infine, guardando invece alla ripartenza, anche questa crisi imporrà la ricerca di nuovi modelli imprenditoriali intorno ai temi più strategici per il settore, come la filiera. Perché il settore tenga, è necessario che tutta la filiera tenga: dall’agricoltore al distributore che, in questo caso, significa soprattutto ho.re.ca. Quindi sicuramente garantire il rispetto dei tempi di pagamento dei fornitori lungo la filiera, ma anche attuare iniziative specifiche a sostegno degli anelli più deboli della filiera tramite collaborazioni alleanze, accordi, unioni. Le imprese grandi possono svolgere un ruolo importante per il rafforzamento della filiera nei loro territori di riferimento.

 

Fonte Federvini

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