Giurisprudenza

15 Febbraio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Bilancio non depositato prova ugualmente la non fallibilità

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L’articolo 1 “Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo” della Legge Fallimentare dispone che sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti: a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila. I limiti di cui alle lettere a), b) e c) del secondo comma possono essere aggiornati ogni tre anni con decreto del Ministro della giustizia, sulla base della media delle variazioni degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati intervenute nel periodo di riferimento.

Con l’ordinanza n. 4245 del 13 febbraio 2019, la Corte di Cassazione pone l’attenzione sul comma 2 del sopra citato articolo 1. La Corte, in tema di strumenti probatori che dimostrino la non fallibilità, ha stabilito che i bilanci di una società non debbano necessariamente essere depositati presso il Registro delle imprese.

Il caso riguarda la sentenza di fallimento di una società a responsabilità limitata, la quale successivamente ha presentato reclamo ex art. 18 L. fall. chiedendo la revoca della sentenza dichiarativa. A supporto della propria richiesta, essa ha assunto la mancata sussistenza dei requisiti ex art. 1 L. fall. producendo in giudizio due bilanci relativi al triennio antecedente l’istanza di fallimento, che tuttavia non risultavano depositati presso la Camera di Commercio.

La Corte di Appello ha rigettato il reclamo. A carico del debitore vi è l’onere probatorio della sussistenza di fatti impeditivi della sua fallibilità. La Corte ha stabilito che tale onere probatorio non può che essere assolto documentalmente attraverso la produzione dei bilanci degli ultimi tre esercizi ovvero, nel caso in cui non vi sia obbligo di presentare i bilanci, mediante altra certificazione idonea alla prova dei limiti dimensionali (copia del libro inventari relativo agli ultimi tre esercizi o “modello unico” degli ultimi tre anni). E nel concreto – ha concluso il giudice – «la reclamante non ha assolto l’onere probatorio a suo carico»: «poiché i due bilanci relativi gli anni 2013 e 2014 da essa prodotti in giudizio e relativi al triennio precedente alla domanda di fallimento non risultano depositati presso la CCIA, come ammesso dalla stessa reclamante».

Avverso tale pronuncia la S.r.l. ha presentato ricorso in Cassazione, la quale ha ribaltato il giudizio. Secondo gli ermellini il bilancio rappresenta lo strumento privilegiato per dimostrare l’esistenza dei requisiti che escludono l’assoggettamento dell’imprenditore commerciale alle procedure del fallimento e del concordato preventivo, tuttavia, dal dato normativo in materia di procedure concorsuali (art. 1 comma 2 del RD 267/42 ed art. 15 del RD 267/42) non emerge la necessità che il bilancio sia anche depositato nel Registro delle imprese.

L’articolo 2435 c.c. “Pubblicazione del bilancio e dell’elenco dei soci e dei titolari di diritti su azioni” attribuisce al deposito del bilancio un’importante funzione informativa nei confronti del mercato, non presenta una connessione specifica con l’art. 1 comma 2 della Legge Fallimentare. Per la Suprema Corte, quindi, il mancato deposito dei bilanci potrà rilevare, come indizio di una non particolare attendibilità dei bilanci presentati (indice di disordine organizzativo), da valutare in relazione al caso concreto.

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