Giurisprudenza

27 Marzo 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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C’è presunzione di cessione con merce sparita da magazzino

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Si presumono ceduti i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano nei luoghi in cui il contribuente svolge le proprie operazioni, né in quelli dei suoi rappresentanti. Tra tali luoghi rientrano anche le sedi secondarie, filiali, succursali, dipendenze, stabilimenti, negozi, depositi ed i mezzi di trasporto nella disponibilità dell’impresa.

È quanto dispone il comma 1, dell’art.1 (Presunzione di cessione) del D.P.R 441/97 cioè il “Regolamento recante norme per il riordino della disciplina delle presunzioni di cessione e di acquisto”. Recentemente la Cassazione, con l’ordinanza n. 6182 del 1° marzo 2019, ha stabilito che nel caso di sparizione non giustificata di materiale dalle scorte, l’Agenzia delle entrate è autorizzata ad applicare la presunzione di cessione prevista dall’articolo citato.

Si tratta del ricorso per cassazione proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti della sentenza della CTR di Firenze di accoglimento dell’appello proposto da M. M. avverso un avviso di accertamento riferito al 2008, con il quale erano stati accertati maggiori ricavi sulla base delle risultanze contabili e fisiche di magazzino. La CTR aveva annullato l’accertamento, avendo ritenuto che le risultanze contabili e fisiche di magazzino non avessero valenza di presunzione idonea a determinare il maggior reddito ipotizzato dall’Agenzia, per essere stato fatto riferimento al ricarico nella percentuale applicata alle vendite nell’anno precedente, con violazione del principio di autonomia degli anni d’imposta.

La Corte ha ribaltato l’esito della sentenza della CTR accogliendo il ricorso dell’Agenzia, secondo la quale in presenza di anomalie contabili, costituite dalla sparizione, fra il 31 dicembre 2007 e il 1° gennaio 2008, di ben 100 mila euro di merci, che dovevano trovarsi in magazzino, era legittimo l’accertamento induttivo di un maggior reddito riferito al 2008.

Il D.P.R. n. 441 del 1997 ha nuovamente disciplinato la materia delle presunzioni di acquisto e di cessione, in base al presupposto che si presumono ceduti in evasione di imposta ovvero acquistati senza procedere alla loro registrazione i beni acquistati, importati o prodotti che non si trovano ovvero non si rinvengono nei luoghi in cui il contribuente svolge la propria attività. Inoltre, le eventuali differenze quantitative derivanti dal raffronto fra le risultanze delle scritture ausiliarie di magazzino o della documentazione obbligatoria emessa e ricevuta e le consistenze delle rimanenze registrate costituiscono presunzione di cessione o di acquisto per il periodo d’imposta oggetto del controllo.

Secondo gli Ermellini siamo in presenza di una presunzione legale relativa, annoverabile fra quelle c.d. “miste”, che consentono la prova contraria da parte del contribuente entro i limiti di oggetto e di mezzi di prova tassativamente prefigurati dalla norma anzidetta, della quale è evidente la finalità antielusiva.

Il contribuente ha l’onere di provare che la contrazione registratasi nella consistenza di magazzino non fosse frutto di cessioni od acquisizioni non contabilizzate. M.M. non ha mai rilevato che si fosse verificata una sparizione fra il 31 dicembre 2007 ed il 1° gennaio 2008 di una rilevante quantità di merci che dovevano trovarsi in magazzino. La Corte, quindi, ha accolto il ricorso precisando che la rilevata contiguità fra tali due date rende legittimo l’accertamento induttivo di un reddito in capo al contribuente anche per il 2008, pur facendosi riferimento alla percentuale di ricarico applicata dal contribuente nell’anno precedente e che sussisteva pertanto l’onere della contribuente di provare che le merci non rinvenute fossero andate distrutte ovvero utilizzate per la produzione ovvero consegnate a terzi (comma 2, articolo 1 D.P.R. 441/1997 “Casi in cui la presunzione non opera”).

 

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