Fisco

22 Novembre 2018 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Cedolare secca anche per immobili commerciali

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La cedolare secca rappresenta una modalità alternativa di tassazione del reddito derivante dalla locazione di immobili e, a fronte della rinuncia all’aggiornamento Istat del canone, consente di evitare il pagamento dell’imposta di registro e di bollo.

L’estensione del regime della cedolare secca ai canoni di locazione relativi ad immobili e relative pertinenze destinati ad attività commerciale, è una delle novità contenute nella bozza della legge di bilancio 2019.

La norma si riferisce a contratti stipulati nel 2019, a patto che al 15 ottobre 2018 non risulti già in essere un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile.

Se la disposizione non verrà modificata nel testo definitivo della legge di Bilancio 2019, l’ambito applicativo della cedolare secca si allargherà. L’imposta sostitutiva del 21 per cento, si potrà applicare, oltre che agli affitti di immobili per uso abitativo, anche: ai canoni di locazione derivanti dai nuovi contratti che saranno stipulati nell’anno 2019, dalle persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa, o di arti e professioni, aventi ad oggetto immobili destinati all’uso commerciale di vendita di prodotti e prestazioni di servizi classificati nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) e relative pertinenze, che sono quelle classificate nelle categorie catastali C/2 (magazzini e locali di deposito), C/6 (stalle scuderie e rimesse) e C/7 (tettoie chiuse e aperte), se congiuntamente locate.

Da sottolineare che l’immobile commerciale oggetto di locazione con cedolare secca ai fini fiscali, deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 metri quadri.

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