Fisco

12 Novembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Cessione d’azienda e regime forfettario

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Le plusvalenze e le minusvalenze realizzate effettuate in corso di regime non hanno alcun rilievo fiscale, anche se riferite a beni acquistati negli anni che hanno preceduto l’adozione del regime forfetario. Lo sostiene l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 478 dell’11 novembre 2019 ad un interpello posto da un contribuente. Vediamo il caso.

Il Signor S nel marzo del 2019 ha ceduto la propria attività a un valore complessivo di euro XXX, compreso avviamento e chiudendo contestualmente la partita Iva. L’istante al 31 dicembre 2018 ha conseguito un volume d’affari pari a euro XXX e, pertanto, con riferimento al periodo d’imposta 2019, ritiene di possedere i requisiti per applicare il c.d. regime forfettario. Viene, inoltre, riferito che, trattandosi di un’attività stagionale, dal 1° gennaio 2019 al marzo 2019 non è stata effettuata alcuna operazione attiva, di conseguenza non è stato posto in essere alcun “comportamento concludente”. L’istante ha precisato che la cessione di azienda è avvenuta per un totale di euro XXX di cui una parte attribuiti al valore dell’avviamento. In tale sede viene, altresì, precisato che tra il cedente e l’acquirente non intercorre alcun rapporto di parentela, di affinità, economico o commerciale.

Il contribuente chiede chiarimenti in merito all’applicabilità del regime di non imponibilità della plusvalenza derivante dalla cessione d’azienda, quale conseguenza dell’applicazione, a partire dal 1° gennaio 2019, del regime forfettario.

L’Agenzia ritiene che il regime forfettario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso dei requisiti stabiliti dalla legge. Tale regime è da ritenersi speciale rispetto al regime ordinario di imposizione dei redditi d’impresa disciplinato dal TUIR.

Non partecipano alla formazione del reddito le plusvalenze e le minusvalenze realizzate, anche se riferite a beni acquistati prima dell’accesso al regime, così come le sopravvenienze, sia attive che passive.

La rilevanza di plusvalenze e minusvalenze a fini reddituali dipende dalle diverse modalità di determinazione del reddito nell’ambito dei regimi agevolati. Nel regime dei contribuenti minimi (ora vantaggio) era ammessa la deducibilità dei costi d’acquisto dei beni relativi all’impresa con il criterio di cassa, con il conseguente concorso alla formazione del reddito imponibile delle eventuali plusvalenze che dovevano assumersi pari al corrispettivo pattuito, in ossequio sempre al principio di cassa.

Nel regime forfettario, invece, i costi dell’attività d’impresa, ivi compresi quelli relativi agli specifici beni relativi all’impresa, sono deducibili forfetariamente; conseguentemente, il legislatore non ha disciplinato la fase di realizzo di tali beni e, in caso di loro cessione, le eventuali plusvalenze non hanno rilevanza fiscale. Analoga irrilevanza fiscale mantengono i plusvalori e i minusvalori riguardanti gli specifici beni relativi all’impresa in caso di cessione d’azienda verificatasi nel corso del regime forfetario.

Con riferimento al corrispettivo imputabile all’avviamento, non si è in presenza di un plusvalore relativo a un bene dell’impresa il cui costo non è stato oggetto di deduzione ai fini fiscali, ma di un valore rappresentativo della capacità reddituale prospettica, in quanto tale riconducibile nell’ambito dei ricavi. Il contribuente può operare come segue: a) assoggettarlo a tassazione separata ai sensi dell’art. 17 comma 1 lett. g) del TUIR; b) farlo concorrere alla determinazione dell’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti nel periodo d’imposta, cui applicare il coefficiente di redditività per determinare il reddito imponibile soggetto ad imposta sostitutiva (del 15 per cento o del 5 per cento, a seconda dei casi).

 

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