Giurisprudenza

28 Maggio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Commercialista impreciso e poco esauriente è responsabile

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È responsabile il commercialista che, a fronte della richiesta del cliente di indicargli la modalità fiscalmente più vantaggiosa per effettuare un’operazione, gli propone un’unica soluzione, che si rivela poi essere molto più costosa di quanto prospettato. Lo sostiene la Cassazione con l’ordinanza n. 14387 del 27 maggio 2019. Ecco il caso.

Il Sig. XXX si è rivolto a YYY, commercialista, per avere un parere sulla maniera fiscalmente più conveniente per uscire da una società di cui era socio lavoratore. Il consiglio del commercialista fu di recedere dalla società facendosi liquidare la quota, anziché cederla ad altri soci, e, che, così facendo, su un realizzo di 775 mila euro, avrebbe pagato tasse per circa 85 mila. XXX ha seguito il consiglio, recedendo dalla società, ma poco dopo la definizione dell’operazione ha appreso dal commercialista che l’imposizione fiscale avrebbe dovuto essere di 117 mila, e solo pochi mesi dopo ancora, ha ricevuto un accertamento da parte del Fisco che conteneva una pretesa tributaria di 190.993,82 euro. Così che, anziché la somma di 83 mila euro indicata dal commercialista inizialmente, il costo fiscale della operazione è stato per il ricorrente di 199 mila euro.

XXX ha convenuto in giudizio il professionista imputandogli di avergli dato un parere sbagliato sulla convenienza fiscale del recesso e dunque di avergli provocato un danno pari alla somma che ha dovuto versare al Fisco. In primo grado la domanda, previo espletamento di una consulenza tecnica, è stata accolta, mentre il giudice di appello, in riforma della decisione di primo grado, ha ritenuto non ravvisabili estremi di responsabilità professionale nella condotta del commercialista. XXX è ricorso in Cassazione.

La Corte accoglie il ricorso e cassa la sentenza. Il commercialista, quale che sia l’oggetto specifico della sua prestazione, ha l’obbligo di completa informazione del cliente, e dunque ha l’obbligo di prospettargli sia le soluzioni praticabili che, tra quelle dal cliente eventualmente desiderate, anche quelle non praticabili o non convenienti, così da porlo nelle condizioni di scegliere secondo il migliore interesse. Dagli atti era emerso che, d’accordo con il commercialista dell’altro socio, il convenuto YYY aveva deciso di proporre al cliente la sola ipotesi del recesso, senza informarlo della difficoltà eventuale che si poneva nel praticare l’altra strada, quella della cessione.

La Corte ha aggiunto che, trattandosi di un’ipotesi di responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c., il creditore (cliente) deve solo allegare l’inadempimento, mentre sarà il debitore (consulente) che vuole difendersi a dover provare che l’inadempimento non c’è stato o che non era a lui imputabile. Nel caso sottoposto alla Cassazione, a fronte dell’allegata divergenza tra carico fiscale stimato dal professionista e somma richiesta dall’Agenzia delle Entrate, il professionista non aveva fornito alcuna prova liberatoria. La Cassazione, nell’affermare la responsabilità del professionista, ha richiamato la decisione n. 13007/2016 che, sempre in relazione all’onere informativo del commercialista, aveva ritenuto che rientrasse nell’obbligo di diligenza del professionista quello di informare il cliente anche sui limiti della propria competenza e su tutti gli elementi che consentano al cliente di prendere decisioni autonome, compresa la possibilità di rivolgersi eventualmente ad altro professionista competente.

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