Fisco

30 Novembre 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Con lo studio professionale in quarantena, no a sospensione degli adempimenti per i clienti

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L’Agenzia delle entrate – Divisione Contribuenti ha risposto (protocollo n. 360117) all’Istituto Nazionale dei Tributaristi che, in considerazione della nuova emergenza epidemiologica COVID-19, ha chiesto di individuare un automatismo che preveda la sospensione delle scadenze fiscali e contributive per i contribuenti assistiti da uno studio professionale di un intermediario fiscale il cui titolare ed i collaboratori siano stati posti in quarantena.

Secondo l’Agenzia, le disposizioni attuali, emanate per affrontare lo stato emergenziale dichiarato lo scorso febbraio 2020, non contemplano la sospensione delle scadenze fiscali e contributive nell’ipotesi in cui l’autorità sanitaria abbia disposto, a carico del titolare e del personale di uno studio professionale, un provvedimento di restrizione dei movimenti di persone sane per la durata del periodi di incubazione, periodo determinato in dieci giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o molecolare negativo effettuato il decimo giorno.

Inoltre, non sembrano ravvisarsi le condizioni previste dallo Statuto dei Contribuenti, secondo cui il Ministro delle finanze, con decreto da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, rimette in termini i contribuenti interessati, nel caso in cui il tempestivo adempimento di obblighi tributari è impedito da cause di forza maggiore. Qualora la rimessione in termini concerna il versamento di tributi, il decreto è adottato dal Ministro delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Ed è sempre il Ministro delle finanze che, sentito il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, può sospendere o differire il termine per l’adempimento degli obblighi tributari a favore dei contribuenti interessati da eventi eccezionali ed imprevedibili.

Per l’Agenzia, la chiusura di uno studio professionale causa quarantena da Covid-19 non sembra riconducibile ad una ipotesi di causa di forza maggiore oppure ad un evento eccezionale ed imprevedibile che legittima la sospensione od il differimento degli obblighi fiscali e tributari riferibili ad un soggetto terzo estraneo al provvedimento sanitario. Sebbene agisca tramite un intermediario abilitato, il responsabile degli adempimenti tributari e fiscali resta in ogni caso il contribuente/cliente, che dunque risponde delle conseguenze anche sanzionatorie nel caso di mancato o tardivo assolvimento.

Il termine forza maggiore indica ogni forza del mondo esterno che determina in modo necessario e inevitabile il comportamento del soggetto. Si può ipotizzare un’interruzione delle comunicazioni, in conseguenza di eventi naturali, tale da impedire di raggiungere il luogo ove il pagamento può essere eseguito anche se, in casi del genere, come nel caso di sciopero che impedisca l’esecuzione dell’adempimento dovuto, la causa di forza maggiore viene di solito accertata con apposito decreto. La causa di forza maggiore sussiste solo e in tutti quei casi in cui la realizzazione dell’evento stesso o la consumazione della condotta antigiuridica è dovuta all’assoluta ed incolpevole impossibilità dell’agente di uniformarsi al comando, e non può quindi ricollegarsi in alcun modo ad un’azione od omissione cosciente e volontaria dell’agente.

Nell’ipotesi in esame non sembra evidenziarsi nessuna assoluta impossibilità, da parte dei contribuenti/clienti dello studio sottoposto a quarantena, di porre in essere loro stessi gli adempimenti di cui si chiede la sospensione, ma solo una eventuale difficoltà da valutarsi caso per caso.

 

 

Fonte Agenzia delle entrate

 

 

 

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