Fisco

10 Febbraio 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Concordato in continuità con assuntore e recupero dell’IVA

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L’Agenzia delle entrate con il principio di diritto n. 4 del 9 febbraio 2021 si riferisce disciplina al concordato preventivo in continuità con assuntore (articolo 160 della Legge Fallimentare). In questa ipotesi viene prevista la prosecuzione dell’attività e il soddisfacimento dei creditori attraverso l’attribuzione delle attività ad un soggetto terzo, con contestuale liberazione del debitore originario che, dunque, non subisce alcun effetto dalle vicende che caratterizzano l’adempimento dell’obbligo concordatario, che grava unicamente sull’assuntore.

Il creditore ammesso ad un concordato preventivo in continuità con assuntore, può emettere la nota di variazione in diminuzione ai fini IVA nei confronti del debitore originario, per la quota percentuale del credito falcidiato, dal momento in cui diventa definitivo il decreto di omologa del concordato. È in tale momento, infatti, che si configura l’irrecuperabilità della parte del credito falcidiato, non potendo il creditore promuovere istanza volta a decretare il fallimento del debitore originario laddove l’assuntore non sia in grado di far fronte all’obbligazione concordataria.

Per effetto della definitività del decreto di omologa del concordato preventivo in continuità con assuntore, quest’ultimo assume, rispetto al debitore originario, la posizione di soggetto terzo, che subentra, a titolo particolare, nelle singole posizioni debitorie ed acquista, nel contempo, le attività già facenti capo al soggetto.

L’assuntore, diventato soggetto terzo, non può essere destinatario delle note di variazione ai fini IVA, anche se inadempiente o fallito: si tratta delle note di variazione riferibili alle somme falcidiate dal concordato (da destinare al debitore originario) e di quelle riferibili al debito concordatario che l’assuntore si è impegnato a corrispondere, e per il quale, in caso di fallimento, il creditore potrebbe essersi insinuato.

L’IVA relativa al debito concordatario non corrisposto dall’assuntore fallito, non recuperabile mediante le note di variazione, può, invece, essere chiesta a rimborso dalla data in cui diviene definitivo il piano di riparto dell’attivo del fallimento ovvero, in assenza di un piano, dalla data di chiusura della procedura fallimentare dell’assuntore.

 

Fonte Agenzia delle entrate

 

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