Giurisprudenza

16 Dicembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Condannato imprenditore che non paga l’Iva, ma salda dipendenti e fornitori

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Risponde del reato di omesso versamento Iva l’imprenditore che sceglie di pagare i dipendenti e alcuni fornitori per non interrompere la continuità aziendale. Si tratta di una decisione cosciente e volontaria che, non rappresentando una causa di forza maggiore, imprevista e imprevedibile, non può escludere la responsabilità penale. È quanto ha stabilito la Cassazione penale Sezione III con la sentenza n. 50007 dell’11 dicembre 2019.

La Corte di Appello di Bologna, con sentenza del 19 marzo 2019, in parziale riforma di quella del Tribunale di Modena del 24 novembre 2016, ha condannato XXX, concesse le circostanze attenuanti generiche, la sospensione condizionale della pena e la non menzione, alla pena di sei mesi di reclusione, oltre alle pene accessorie perchè in qualità di legale rappresentante della YYY s.r.l., non versò l’imposta sul valore aggiunto, pari ad Euro 301.900,00 dovuta in base alla dichiarazione annuale relativa all’anno d’imposta 2010, nel termine ultimo previsto per il relativo versamento dell’acconto.

Avverso la sentenza della Corte di Appello di Bologna, ha proposto ricorso per Cassazione il difensore di XXX.

La difesa contesta la motivazione della sentenza impugnata nella parte in cui: sostiene che la crisi finanziaria d’impresa non inciderebbe sul dolo generico; esclude che possa ravvisarsi una causa di forza maggiore; considera la scelta di preservare la vita aziendale un’omissione cosciente e volontaria e non una scelta obbligata.

La Corte territoriale non avrebbe considerato le censure e le allegazioni difensive, atte a dimostrare: l’impossibilità di addebitare al ricorrente la crisi economica e finanziaria che aveva colpito la società; l’appartenenza della YYY s.r.l. ad un gruppo aziendale più vasto, al cui vertice vi era il Dott. ZZZ che aveva compiuto ingenti interventi finanziari per dare sostegno alle proprie aziende nel periodo della crisi; l’impossibilità oggettiva di omettere il pagamento degli stipendi e del principale fornitore del gruppo, ovvero le case automobilistiche, non essendo altrimenti possibile proseguire le attività d’impresa.

Nel caso di crisi di liquidità, che non dipenda da scelte di non far fronte all’obbligo tributario, il dolo potrebbe essere escluso se l’imputato, osservando oneri di allegazione e di prova rigorosi, dimostri che le difficoltà economiche non siano a lui imputabili e che le stesse non possano essere fronteggiate, nemmeno con misure sfavorevoli al proprio patrimonio personale. Il ricorrente avrebbe dato la prova dell’assenza di dolo: nonostante la crisi, avrebbe continuato a pagare i fornitori e gli stipendi dei lavoratori, cercando di non interrompere la continuità aziendale, così come confermato dal teste AAA. Nonostante l’esito improduttivo, a causa di una concomitante crisi del mercato degli immobili, il Dott. ZZZ avrebbe, perfino, ipotecato un proprio bene personale per contenere gli oneri finanziari e ridare operatività alle società controllate, tra cui quella di cui l’imputato era il legale rappresentante.

La Cassazione è di parere contrario. Secondo il costante orientamento della giurisprudenza, il reato di omesso versamento di Iva è di natura omissiva e istantanea; è punibile a titolo di dolo generico che consiste nella coscienza e volontà di non versare all’Erario le somme dovute a titolo di Iva del periodo considerato.

La prova del dolo è insita in genere nella presentazione della dichiarazione annuale, dalla quale emerge quanto è dovuto a titolo di imposta, e che deve, quindi, essere saldato o almeno contenuto non oltre la soglia, entro il termine lungo previsto. Per la sussistenza del reato in questione non è richiesto il fine di evasione, tantomeno l’intima adesione del soggetto alla volontà di violare il precetto.

L’esimente della forza maggiore ex articolo 45 c.p. sussiste in tutti i casi nei quali l’agente abbia fatto quanto era in suo potere per uniformarsi alla legge e che per cause indipendenti dalla sua volontà non vi era la possibilità di impedire l’evento o la condotta antigiuridica. Pertanto, la forza maggiore non può che riferirsi ad un avvenimento imponderabile che annulla la signoria del soggetto sui propri comportamenti, impedendo di configurare un’azione penalmente rilevante per difetto del generale requisito della coscienza e volontarietà della condotta.

La pronuncia degli Ermellini consolida l’orientamento secondo cui, perché l’omesso versamento Iva non sia punibile, si richiedono eventi imprevisti come il fallimento di importanti debitori avvenuto nell’immediatezza della scadenza, oppure cataclismi, interruzioni generalizzate dei servizi, ecc.

 

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