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21 Ottobre 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Coprifuoco in Lombardia: Confcommercio si ribella

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Il ministro della Salute Roberto Speranza e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana hanno firmato l’ordinanza emanata il 21 ottobre 2020 e valida fino al 13 novembre 2020. Si tratta di una serie di misure ben precise: coprifuoco dalle 23 alle 5 a partire da giovedì 22 ottobre, consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o d’urgenza ovvero per motivi di salute, in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, dimora o residenza e autodichiarazione per certificare gli spostamenti.

Il provvedimento non prevede più la chiusura nei fine settimana degli spazi della media e grande distribuzione non alimentare, quindi una piccola vittoria di Confcommercio Lombardia che in una nota comune con Cncc, Confimprese, Federdistribuzione e Fipe aveva espresso il proprio dissenso in merito all’iniziativa del governatore lombardo.

Secondo gli imprenditori il mondo del commercio non alimentare e della ristorazione è già stato messo a dura prova durante i mesi di lockdown, con gli esercizi chiusi e vendite azzerate che, alla situazione attuale, prevedono a fine anno una stima di perdite del fatturato ben superiori al 30 per cento. Stime molto alte di perdita anche per i pubblici esercizi nell’ordine di decine di milioni di euro al mese.

I negozi della media e grande distribuzione, i centri commerciali e i pubblici esercizi sono stati tra le prime realtà ad adeguarsi ai protocolli di sicurezza, gestendo l’affluenza e la sanificazione degli ambienti, rilevando la temperatura e dotando di prodotti igienizzanti i clienti. La sicurezza di clienti e collaboratori è sempre stata messa al primo posto. Dalla riapertura degli scorsi mesi i punti vendita hanno dato costantemente mostra di poter esercitare la propria attività in totale sicurezza, offrendo le garanzie necessarie ai cittadini e contribuendo a contenere la pandemia.

Il coprifuoco serale, con la chiusura anticipata dei pubblici esercizi ha risvolti dubbi in termini di efficacia nella prevenzione del contagio ma avrà conseguenze certamente devastanti nella propensione a frequentare le attività di ristorazione. Per contro, l’anticipo della chiusura rischia semplicemente di favorire code e assembramenti, proprio quello che, in teoria, si vuole evitare.

Pur condividendo la necessità di mettere in atto tutte le misure necessarie per contrastare la diffusione del Covid-19, anche valutando la definizione di ulteriori protocolli di sicurezza, è necessario considerare, sostiene Confcommercio, le conseguenze su un settore già compromesso da oltre due mesi di chiusura, che hanno generato importanti contrazioni di vendita a fronte di costi fissi incomprimibili e spese aggiuntive per il rispetto dei protocolli di sicurezza. Il settore è il motore dell’intera economia. Affossare il retail significa affossare l’economia del Paese.

 

Fonte Confcommercio Lombardia

 

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