Mondo Impresa

8 Aprile 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

0

Cresce il valore del vino italiano

Print Friendly, PDF & Email

Il settore vino in Italia conta circa duemila imprese industriali e fattura oltre undici miliardi di euro, l’8 per cento del fatturato nazionale del settore Food & Beverage. L’intero comparto denota una propensione all’export elevata, con un valore di 6,2 miliardi di euro generato sui mercati esteri (il 54 per cento del fatturato totale, in aumento rispetto al 51 per cento del 2017). È quanto sostiene l’Industry Book 2019 (dati 2018), lo studio che UniCredit conduce annualmente su tendenze, dinamiche competitive e prospettive di sviluppo e crescita del comparto, in vista di Vinitaly (Verona 7-10 aprile 2019).

Nel 2018 la produzione di vino in Italia è stata di 50,4 milioni di ettolitri, sono stati superati del 10,5 per cento i livelli dell’anno precedente. L’Italia si conferma così, per il quarto anno consecutivo, il primo produttore mondiale di vino, con un contributo del 17 per cento dalla produzione mondiale.

Con 523 prodotti certificati, l’Italia detiene il primato mondiale dei vini certificati IG (Dop e Igp). Un vino certificato su tre in ambito europeo viene prodotto in Italia (Francia seconda con soli 435 vini), tanto da far sì che ben il 68 per cento del vino prodotto in Italia nel 2018 sia Dop o Igp, con un peso specifico maggiore rispetto all’anno precedente (+3 per cento). In linea con la crescente domanda di vini biologici, prosegue in Italia l’espansione della superficie dedicata alla coltivazione biologica della vite, la cui superficie ha superato i 100 mila ettari (Dato 2017 – Fonte Sinab), il 16 per cento dell’intera superficie nazionale. È aumentata la produzione di vino Dop (+21,7 per cento anno su anno, di cui +23,4 per cento rossi e +20,5 per cento bianchi) mentre l’Igp ha registrato un aumento più contenuto (+2,5 per cento anno su anno).

Dal punto di vista dei consumi, il rapporto di Unicredit rivela che nell’arco degli ultimi quindici anni quelli globali sono aumentati del 6,6 per cento annuo, attestandosi, a fine 2017 a 243 milioni di ettolitri (dati Oiv). La crescita della domanda è sostenuta principalmente dalle economie emergenti sudamericane e asiatiche, con la Cina che ha più che raddoppiato i suoi consumi. Gli Stati Uniti risultano a fine 2017 il primo mercato mondiale, con oltre trentadue milioni di ettolitri che pesano per il 24 per cento dei consumi totali. L’Italia è in terza posizione per consumi, con oltre 22 milioni di ettolitri, in crescita dello 0,9 per cento rispetto all’anno precedente e rappresentanti il 9,3 per cento della domanda mondiale.

Nell’anno trascorso, le vendite mondiali di vino hanno superato i trenta miliardi di euro, in crescita dello 0,8 per cento rispetto all’anno precedente e a dispetto della contrazione dei volumi globali (-6,7 per cento anno su anno). Sul fronte delle importazioni si registra un grado di concentrazione relativamente moderato con i primi dieci paesi importatori in grado di intercettare solo 67 per cento degli scambi globali. Gli Stati Uniti si confermano primo mercato mondiale ma buone dinamiche di crescita si registrano per mercati maturi come Belgio (+2,7 per cento), Germania (+1,9 per cento) e Paesi Bassi (+1,3 per cento). Viceversa i paesi esportatori sono molto concentrati, tanto che i primi tre paesi Ue esportano il 60 per cento dell’export mondiale. In questo quadro l’Italia detiene una quota del 19,8 per cento del totale export in valore, con 6,2 miliardi di euro di vendite sui mercati esteri.

Nell’ultimo decennio le esportazioni italiane di vino abbiano puntato sempre più sulla qualità, come rivela la rapida crescita delle vendite in valore (+5,2 per cento medio annuo nel periodo 2007/2018) rispetto ai volumi esportati, rimasti invece quasi invariati (+0,3 per cento nello stesso periodo). Tale tendenza si è confermata anche nel 2018, con il valore dell’export in crescita del 3,3 per cento sull’anno precedente nonostante il calo dei volumi (-7,8 per cento anno su anno). Gli Usa rimangono il primo mercato di sbocco, seguiti da Germania e Regno Unito. Questi tre mercati insieme assorbono più della metà (53,6 per cento) dell’export italiano globale. Tra i mercati di destinazione che crescono di più rispetto al 2017 si segnalano la Francia (+10,1 per cento), la Svezia (+7,5 per cento) e i Paesi Bassi (+5,6 per cento). Secondo l’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) nei prossimi cinque anni è prevedibile un fatturato mondiale del settore vino in crescita dell’1,5 per cento annuo, tale da superare nel 2023 i 350 miliardi di dollari. Anche per l’Italia il futuro si conferma moderatamente positivo, grazie soprattutto alla domanda estera mentre per i consumi interni le stime rimangono più caute. A trainare i fatturati sarà la spesa globale per il consumo di vino: il progressivo ampliamento del reddito disponibile e della classe media nei paesi emergenti, unito al maggiore orientamento verso i vini di qualità in Europa, porterà ad un’accelerazione rispetto agli ultimi cinque anni, con un tasso medio di crescita per il periodo 2018-2023 del 3,8 per cento. I mercati più interessanti per l’export di vino italiano nel 2020 saranno, per i vini fermi: la Cina, dove sono previste volumi di vendite in aumento dell’11,9 per cento, il Canada (+6,5 per cento) e il Giappone (+4,2 per cento). Per gli spumanti: conferme per Canada, USA e Cina, dove si dovrebbe registrare una crescita rispettivamente del 18,4 per cento, del 14,6 per cento e del 12,2 per cento. Da segnalare le stime al ribasso per la Germania, partner commerciale storico in cui si dovrebbe assistere a una contrazione dei consumi, sia nel comparto dei vini fermi (-0,1 per cento), che negli spumanti (-0,8 per cento).

Infine, dallo studio di Unicredit, risulta che su un campione di 685 imprese produttrici di vino che hanno depositato il bilancio negli ultimi cinque anni sono buone le performance del settore nel periodo 2013-2017, con una crescita del fatturato ad un tasso medio annuo del 3,9 per cento. La classificazione delle imprese per fatturato segnala un andamento migliore delle imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro rispetto a quelle con fatturato inferiore a tale soglia, confermando che in questo settore la dimensione conta favorendo un migliore posizionamento sul mercato, soprattutto grazie a reti di vendita più articolate e alla capacità di andare all’estero. I margini del settore nel quinquennio sono aumentati ad un tasso medio annuo del 5,8 per cento riflettendo il progressivo posizionamento delle imprese su una tipologia qualitativa migliore. Anche qui si rileva la migliore performance delle imprese con fatturato superiore a 5 milioni di euro, mentre le piccole riflettono una sensibilità maggiore all’andamento della domanda.

Fonte: Federvini – Industry Book 2019 Unicredit

Tags: , , ,


Segnalazioni, informazioni, comunicati, nonché rettifiche o precisazioni sugli articoli pubblicati vanno inviate a: redazione@dailytax.it




Back to Top ↑