Fisco

15 Maggio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Dal regime dei minimi al forfettario, si può durante l’anno

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Lo afferma l’Agenzia delle entrate con la risposta n. 140 del 14 maggio 2019. La persona fisica in regime dei minimi che nel corso del 2019 supera, per oltre il 50 per cento, la soglia di ricavi massimi (pari a 30mila euro) può transitare direttamente nel regime forfettario e adottare tale regime per tutto il periodo d’imposta.

Si tratta di una contribuente che dichiara di esercitare l’attività di libero professionista in regime fiscale di vantaggio. La Signora afferma altresì che nel 2019 prevede di: 1) fuoriuscire da detto regime a causa del superamento (per oltre il 50 per cento del limite di euro 30.000); 2) non superare il limite dei 65mila euro di compensi. L’istante chiede se a partire da tale anno (2019) può transitare nel regime forfettario.

Il passaggio da un regime all’altro è consentito. Al riguardo si ricorda che il regime forfettario ha gradualmente sostituito tutti i regimi di favore in vigore per le piccole attività economiche, anche al fine di superare le criticità e le sovrapposizioni generate dalla coesistenza di più regimi di favore destinati a soggetti con caratteristiche simili, tra i quali anche il regime fiscale di vantaggio, consentendone per quest’ultimo il mantenimento fino al compimento dell’intero periodo agevolato.

Sebbene con caratteristiche in parte diverse, il primo destinato a “favorire la costituzione di nuove imprese da parte di giovani ovvero di coloro che perdono il lavoro e, inoltre, per favorire la costituzione di nuove imprese”, il secondo destinato, in generale, alle persone fisiche che svolgono un’attività d’impresa, arte o professione con ricavi o compensi non superiori a 65mila euro e in possesso dei requisiti di all’articolo 1, commi 54 e 57 della legge n. 190 del 2014, si tratta pur sempre di due regimi naturali, applicabili dai contribuenti in possesso dei requisiti previsti dalle norme di riferimento, salvo opzione per il regime ordinario.

Ne emerge, dunque, una sorta di “continuità/consecutività” che porta ad ammettere il naturale passaggio dell’istante da un regime all’altro per comportamento concludente laddove vengano meno i requisiti del primo regime ma non anche del secondo.

Nonostante il rinvio fatto dal regime di vantaggio alle disposizioni dei cosiddetti ex minimi, non si applica, in tale evenienza, la disposizione che obbligava coloro che uscivano dal regime di favore per superamento dei limiti di ricavi di oltre il 50 per cento, all’applicazione del regime ordinario per i successivi tre anni. Tale vincolo, infatti, era stato dettato prima dell’entrata in vigore del regime dei forfettari che, come più volte chiarito, costituisce il regime naturale per tutti coloro che ne possiedono le caratteristiche.

Tanto premesso, se ai fini IVA i due regimi prevedono il medesimo trattamento delle operazioni di cessioni di beni e di prestazioni di servizi, sicché è sufficiente che sia indicato nelle fatture il riferimento al regime forfetario e non anche quello al regime di vantaggio, ai fini dell’imposizione diretta i due regimi presentano, per la determinazione del reddito imponibile, delle caratteristiche non del tutto coincidenti. Ne consegue che il reddito imponibile per tutto il 2019 andrà determinato applicando le sole disposizioni del regime forfettario.

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