Giurisprudenza

29 Ottobre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Decreto fiscale 2020 e reati tributari, cosa cambia

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L’articolo 39 commi 1 e 2 del DL 124/2019 “Decreto fiscale 2020” rubricato “Modifiche della disciplina penale e della responsabilità amministrativa degli enti” contiene novità importanti per quanto concerne l’innalzamento di pene e l’abbassamento di soglie di punibilità in relazione ad alcuni reati tributari.

In caso di dichiarazione fraudolenta mediante fatture e altri documenti falsi è previsto l’innalzamento delle attuali pene ad un minimo di 4 ed un massimo di 8 anni se l’imposta evasa supera 100 mila euro, mentre vengono mantenute quelle attuali (da un minimo di 1,5 a un massimo di 6 anni) se l’imposta evasa è inferiore a tale soglia (si commette il reato mediante false documentazioni anche se si evade solo un euro).

Le stesse norme previste per la dichiarazione fraudolenta sono applicabili al reato inerente alle operazioni inesistenti: anche qui la soglia di euro 100 mila è fondamentale (sopra, da 4 a 8 anni – sotto da 1,6 a 6 anni).

Innalzamento delle pene anche per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi. Il reato scatta quando l’imposta evasa è superiore a 30 mila euro e la base imponibile sottratta a tassazione è superiore al 5 per cento di quella dichiarata o a 1,5 milioni di euro. Le nuove pene vanno da un minimo di 3 ed un massimo di 8 anni, rispetto all’attuale minimo di 1,5 e massimo di 6 anni.

Attenzione, il legislatore sembra incappato in un piccolo errore. Passando in rassegna i reati e le pene, se si evadono tra 30 mila e 100 mila euro mediante false fatture la pena sarebbe compresa tra 1,5 e 6 anni, mentre se la stessa cifra si evade mediante altri artifizi, la pena salirebbe da 3 a 8 anni, dove la fattispecie di falsa fatturazione è senza dubbio più grave.

Per il reato di dichiarazione infedele, il decreto fiscale prevede sia un abbassamento della soglia di punibilità (da 150 mila a 100 mila euro), sia l’aumento delle pene da un minimo di 2 a un massimo di 5 anni (ora si va da 1 a 3 anni).

L’omessa dichiarazione subisce un incremento di pena, ossia da un minimo di 2 a un massimo di 6 anni (attualmente da 1,5 a 4 anni), mentre rimane invariata ad euro 50 mila la soglia di punibilità.

Anche il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili per fini di evasione fiscale conosce una risalita delle pene: si passa dagli attuali minimo e massimo di 1,5 e 6 anni a un minimo di 3 e un massimo di 7 anni.

Viene previsto l’abbassamento della soglia di punibilità a partire da 100 mila euro (attualmente è fissata a 150 mila) per il reato di omesso versamento di ritenute dichiarate o certificate; stessa sorte per il reato di omesso versamento di IVA regolarmente dichiarata: la soglia di punibilità viene abbassata da 250.000 euro a 150.000 euro. Per entrambi i reati confermate le pene, che vanno da un minimo di sei mesi a un massimo di due anni.

Infine, è opportuno ricordare che il terzo comma dell’articolo 39 sopra citato specifica che: “le disposizioni di cui ai commi 1 a 2 hanno efficacia dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del presente decreto”, evidenziando che la nuova disciplina penale-tributaria non è applicabile ai reati che potrebbero consumarsi in queste ultime settimane dell’anno 2019 (il 2 dicembre scade il termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi).

Decreto fiscale 2020

 

 

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