Fisco

9 Gennaio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Decreto fiscale: l’integrativa speciale non esiste più

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La legge n. 136 del 17 dicembre 2018 – conversione del Decreto fiscale in legge dello Stato – ha abrogato l’art. 9 del Decreto fiscale n. 119 del 2018 e dunque eliminato dal testo definitivo la cosiddetta dichiarazione integrativa speciale.

L’art. 9 del decreto fiscale n. 119 del 2018, contenuto nella Gazzetta Ufficiale del 23 ottobre 2018, prevedeva la possibilità per i contribuenti di correggere ed integrare errori od omissioni relativi alle dichiarazioni fiscali presentate entro il 31 ottobre 2017 (anni dal 2013 al 2016), ai fini delle imposte sui redditi e relative addizionali, delle imposte sostitutive delle imposte sui redditi, delle ritenute, dei contributi previdenziali, dell’Irap e dell’Iva. L’integrazione era consentita fino al 31 maggio 2019.

Il limite di imponibile annuo ammesso per l’integrazione era di euro 100mila e comunque non oltre il 30 per cento del dichiarato. Sul maggior imponibile integrato, per ciascun anno d’imposta, si applicava – senza interessi e sanzioni – una imposta sostitutiva così stabilita: per Irpef, Ires e sostitutive di redditi e addizionali un’aliquota del 20 per cento; sulle ritenute sempre del 20 per cento, mentre per l’Iva del 22 per cento.

Il perfezionamento della sanatoria, oltre all’invio della dichiarazione integrativa, ammetteva il versamento del dovuto in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019, senza alcun tipo di compensazione, oppure rateizzare il tutto, nello specifico dieci rate semestrali di pari importo con il pagamento della prima entro il 30 settembre 2019.

Tutte queste norme sono state eliminate e il nuovo articolo 9 – rubricato “irregolarità formali” – dispone che le irregolarità, le infrazioni e le inosservanze di obblighi o adempimenti, di natura formale, che non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’Iva e dell’Irap e sul pagamento dei tributi, commesse fino al 24 ottobre 2018, possono essere regolarizzate mediante il versamento di una somma pari a 200 euro per ciascun periodo d’imposta cui si riferiscono le violazioni.

Non rientrano nella sanatoria in esame le violazioni che incidono sulla determinazione della base imponibile o sul versamento del tributo (tardivo od omesso versamento di tributi, indebita compensazione, omessa o infedele dichiarazione fiscale come redditi, Iva o sostituti d’imposta, omessa tenuta delle scritture contabili).

La regolarizzazione si perfeziona pagando la somma dei 200 euro e rimuovendo le irregolarità o le omissioni. Il pagamento dovrà essere eseguito in due rate di pari importo: 100 euro entro il 31 maggio 2019 e 100 euro entro il 2 marzo 2020.

Infine, sono esclusi dalla regolarizzazione gli atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure); per tutti gli atti finalizzati all’emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute fuori dal territorio dello Stato e in ultimo per le violazioni di natura formale già contestate in atti divenuti definitivi (per mancata impugnazione o per formazione del giudicato) alla data del 19 dicembre 2018 (data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 119/2018).

Art.9 in Gazzetta Ufficiale del 23 ottobre 2018

Art.9 Irregolarità formali

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