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14 Ottobre 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Dopo il Dpcm allarme rosso per i pubblici esercizi

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Con il Dpcm firmato il 13 ottobre 2020, il Governo italiano ha disposto nuove misure urgenti di contenimento del contagio da coronavirus sull’intero territorio nazionale.

Tra le novità il divieto di feste private al chiuso o all’aperto e forte raccomandazione a evitare di ricevere in casa, per feste, cene o altre occasioni, più di sei familiari o amici con cui non si conviva. Per quanto riguarda ristoranti e bar, questi dovranno chiudere alle 24 ma dalle 21 sarà vietato consumare in piedi, quindi potranno continuare a servire i clienti solo i locali che abbiano tavoli, al chiuso o all’aperto.

In merito alle restrizioni riguardanti i locali pubblici, la FIPE-Confcommercio (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) ha alzato la voce e lo ha fatto grazie alle parole del proprio presidente Lino Stoppani: “Le misure contenute nel nuovo Dpcm approvato dal Consiglio dei ministri rappresentano un colpo mortale per un settore già in gravissima crisi che vede il rischio chiusura per 50mila imprese e la perdita del lavoro per 350mila lavoratori. Questo, numeri alla mano, il risultato se si proseguirà sulla strada delle chiusure anticipate, invece di incrementare i controlli per punire chi non rispetta le regole. Bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di banqueting e catering, imprese dell’intrattenimento sono state le realtà più colpite dalla crisi economica determinata dal Covid. Ma sono state anche quelle meno supportate. Senza aiuti significativi e concreti, siamo destinati chiudere per sempre, rinunciando a uno dei fiori all’occhiello dell’offerta turistica nazionale e a un tassello fondamentale della filiera agroalimentare italiana”.

Alla protesta di FIPE si affianca quella di ANBC (Associazione Nazionale Banqueting e Catering) un comparto che conta 2mila aziende e 130mila collaboratori, con due miliardi e mezzo di fatturato. Il presidente Paolo Capurro ha commentato il nuovo provvedimento governativo che vieta le feste in tutti i luoghi al chiuso e all’aperto, fatte salve quelle conseguenti alle cerimonie civili o religiose, che possono svolgersi con la presenza massima di trenta persone: “Prima di questo Dpcm, il nostro settore ha subito un crollo dell’85 per cento del fatturato, con la limitazione delle trenta persone è un altro lockdown”. “Perchè le nostre aziende se hanno spazi tali da permettere il distanziamento anche per un numero maggiore non possono farlo? Non era il distanziamento il principio da seguire?”, si chiede. E ancora: “Abbiamo bisogno d’aiuto, senza fatturato non si sopravvive”.

Ma gli esercizi pubblici sono luoghi sicuri? Nel rispondere a questa domanda, la stessa FIPE si appella a quanto sostiene l’Istituto superiore di Sanità nel suo monitoraggio settimanale, secondo cui il 77,6 per cento dei contagi, attualmente, avviene in ambito domestico, dato riproposto anche dal dottor. Luca Richeldi pneumologo del Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico: “La stragrande maggioranza dei contagi avviene in luoghi privati. Io non credo che ridurre di un paio d’ore l’apertura degli esercizi pubblici, quando siano ben regolamentati, possa fare una grande differenza”.

 

Fonte FIPE-Confcommercio

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