Notizie

23 Marzo 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

0

Dpcm 22 marzo firmato e pubblicato. Confindustria accontentata ma i sindacati minacciano scioperi

Print Friendly, PDF & Email

Nel tardo pomeriggio di domenica 22 marzo 2020, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il Dpcm che introduce ulteriori misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. Successivamente il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n.76 del 22 marzo 2020).

Sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1 (modificabile con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze) del documento.  Si tratta di circa ottanta voci di attività che rimarranno aperte perché erogano servizi pubblici ed essenziali. Si va dalle attività professionali a quelle di colf e badanti ed i portieri di condominio, tutta la filiera alimentare di bevande e cibo, quella dei dispositivi medico-sanitari e della farmaceutica, fino alle attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere autorizzate.

Inoltre, sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti. Il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. Fino all’adozione dei provvedimenti di sospensione dell’attività, essa è legittimamente esercitata sulla base della dichiarazione resa. In ogni caso, non è soggetta a comunicazione l’attività dei predetti impianti finalizzata a garantire l’erogazione di un servizio pubblico essenziale.

Autorizzate anche le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive.

Il decreto è in vigore da oggi 23 marzo 2020, ma le aziende che dovranno chiudere avranno tempo fino al 25 marzo per adempiere all’obbligo.

Il provvedimento governativo ha però suscitato reazioni negative: da un lato Confindustria, dall’altro i sindacati. Prima della firma del Dpcm e della pubblicazione in GU, il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha inviato una lettera aperta a Giuseppe Conte con la quale rendeva note le centinaia di sollecitazioni ricevute dalla base associativa e di come fosse necessario tenere conto delle esigenze prioritarie del mondo produttivo.

Nella lettera l’attenzione è stata posta su alcune tematiche ritenute fondamentali: la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali; la prosecuzione di quelle attività che non possono essere interrotte per ragioni tecniche (ad esempio, quelle riguardanti gli impianti a ciclo continuo e a rischio incidente); la necessità di far salve tutte quelle attività di natura manutentiva (e le relative produzioni), legate a cicli produttivi e non, finalizzate a mantenere in efficienza macchinari e impianti; assicurare alle attività e strutture i tempi tecnici necessari dall’entrata in vigore del provvedimento, a concludere le lavorazioni in corso, ricevere materiali e ordinativi già in viaggio verso i siti produttivi, consegnare quanto già prodotto e destinato ai clienti. Infine, secondo Confindustria, è indispensabile garantire flessibilità nell’individuazione delle attività essenziali mediante il meccanismo dei Codici ATECO, che se ben si addice alle attività commerciali, non si presta invece in modo efficace – anche perché alcune definizioni sono ormai risalenti nel tempo – a definire i confini e le caratteristiche delle attività industriali.

E i sindacati? Non si sono fatte attendere le reazioni delle tre maggiori rappresentanze italiane, ecco un estratto della nota emanata il 22 marzo 2020: “Cgil Cisl e Uil invitano e sostengono le proprie categorie e le Rsu, appartenenti ai settori aggiunti nello schema del decreto che non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali e, in ogni caso, in tutti quei luoghi di lavoro ove non ricorrano le condizioni di sicurezza definite nel Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, a mettere in campo tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione fino alla proclamazione dello sciopero. Chiedono, inoltre, un incontro urgente al Ministero dello sviluppo economico e al Ministero dell’economia e delle finanze finalizzato a modificare l’elenco di codici Ateco contenuti nell’allegato 1 al DPCM del 22 marzo 2020”.

E ancora: “Il Dpcm e lo schema allegato firmato oggi 22 marzo dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute non tiene conto se non in modo molto parziale delle istanze e delle necessità che abbiamo posto all’attenzione dell’Esecutivo, prevedendo una serie molto consistente di attività industriali e commerciali aggiuntive rispetto allo schema iniziale presentato dal Governo, per gran parte delle quali riteniamo non sussistere la caratteristica di attività indispensabile o essenziale”.

Decreto 22 marzo 2020

 

Foto governo.it

Tags: , , , , , ,


Segnalazioni, informazioni, comunicati, nonché rettifiche o precisazioni sugli articoli pubblicati vanno inviate a: redazione@dailytax.it




Back to Top ↑