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8 Ottobre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Economia: Confindustria pessimista, tutto dipende dalla manovra

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L’Italia è in bilico tra ripresa e recessione e molto dipenderà dalle scelte di politica economica che il governo Conte bis con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri adotteranno. La situazione economica del Paese è di sostanziale stagnazione e l’attuale legislazione prevede l’aumento dell’Iva e delle accise per 23,1 miliardi di euro a partire dal 1° gennaio 2020. Questa e la situazione che emerge dal rapporto “Dove va l’economia italiana e gli scenari di politica economica” elaborato dal Centro Studi di Confindustria e presentato il 7 ottobre 2019.

Secondo Confindustria se non interviene la politica e quindi rialzo dell’Iva, accise e spese indifferibili, il Pil italiano rimarrà fermo (quota zero) non solo nel 2019 ma anche nel 2020. Se invece l’aumento delle imposte indirette venisse annullato e finanziato interamente a deficit, il Pil crescerebbe dello 0,4 per cento nel 2020, ma il rapporto deficit/Pil sarebbe pericolosamente vicino al 3 per cento, retroagendo sulla crescita: rimarrebbe al di sotto di questa soglia solo se i risparmi acquisiti dal minor utilizzo di Quota 100 e Reddito di cittadinanza andassero interamente a riduzione strutturale del deficit.

Ancora una volta l’economia italiana è molto vicina alla crescita zero e rischia di cadere in recessione in ipotesi di nuove sorprese negative, soprattutto dall’estero (instabilità dei mercati).

Ma come si è arrivati a tutto questo? Il rapporto del Centro Studi indica i quattro fattori che hanno frenato la crescita economica del Paese nel 2019 e si presume anche nel 2020: minor apporto ai consumi delle famiglie da parte del Reddito di cittadinanza (utilizzati per la misura 1,6 miliardi in meno nel 2019 rispetto ai 5,6 stanziati); il rallentamento in Germania è più profondo e duraturo di quanto previsto (le difficoltà tedesche hanno avuto ricadute importanti sulla produzione dell’industria italiana per i forti legami tra le manifatture dei due paesi); la fiducia in Italia è su livelli molto ridotti e ciò spinge imprese e famiglie a una gestione più parsimoniosa dei propri bilanci; a politiche invariate sarebbe significativo l’impatto di un aumento dell’Iva, generando effetti negativi sulla spesa delle famiglie e sugli investimenti privati.

Accanto a queste prospettive non del tutto ottimistiche, lo studio degli esperti individua anche due aspetti positivi. Da un lato il forte calo dei rendimenti sui titoli di Stato che si è avviato da giugno favorisce l’attività economica, perché agevola il credito, oltre a contenere la spesa pubblica per interessi; dall’altro la riconferma del trend positivo delle esportazioni di beni e servizi (+ 2,6 per cento nel 2019 e +2,2 nel 2020). In particolare, si stima che l’innalzamento delle barriere tariffarie USA contro la Cina abbia consentito all’Italia una maggior crescita delle esportazioni nel mercato americano dei prodotti colpiti dai dazi di circa sette punti percentuali nei tre trimestri successivi all’introduzione dei dazi.

Rapporto di previsione – Confindustria 7 ottobre 2019

 

Fonte: Confindustria

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