Fallito a chi?

Print Friendly, PDF & Email

Nella seduta dell’11 ottobre 2017 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge recante Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Il testo approvato si compone di sedici articoli suddivisi in tre capi e si tratta di una riforma di portata epocale che rinnova il diritto fallimentare, il cui impianto risale al 1942, un meccanismo distorto che ha macinato in questi anni molte risorse, sia imprenditoriali che di beni materiali, come dichiarato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando.

La riforma vuole cambiare le prospettive partendo dall’aspetto lessicale, infatti, verrà eliminato qualsiasi riferimento al termine fallimento, che verrà sostituito con l’espressione liquidazione giudiziaria. Ma non è tutto. L’obiettivo è archiviare lo stigma sociale di imprenditore incapace di far fronte ai propri debiti e offrire la possibilità di ricominciare a fare economia ed essere un soggetto riconosciuto come produttore e dispensatore di profitti.

La principale novità prevista dalla legge delega è l’introduzione di una procedura di allerta finalizzata ad evitare che una crisi d’impresa dovuta a situazioni momentanee e contingenti, diventi irreversibile e porti all’insolvenza. L’allerta è di natura stragiudiziale e confidenziale e consiste in una composizione assistita della crisi con lo scopo di incentivare l’emersione anticipata delle difficoltà economiche e ad agevolare lo svolgimento di trattative tra debitore e creditori. Ogni categoria di debitore potrà accedere alla procedura di allerta rivolgendosi ad un organismo – presente in Camera di Commercio – composto da tre esperti che avranno il compito di raggiungere una soluzione della crisi tramite accordi tra creditore e debitore ed entro un congruo periodo (non superiore a sei mesi). L’organismo, a seguito delle segnalazioni ricevute dal debitore stesso o da creditori istituzionali (Agenzia delle Entrate e Inps) convocherà, in via riservata e confidenziale, il debitore (se presenti anche i componenti degli organi di controllo) al fine di individuare nel più breve tempo possibile le misure idonee a produrre un piano di risanamento. La procedura di allerta può avere uno sbocco davanti alla magistratura nel caso in cui il tentativo di salvataggio del collegio di esperti risulti inefficace.

La delega prevede, inoltre, l’estensione della composizione della crisi da sovraindebitamento anche ai soci illimitatamente responsabili e consente al debitore meritevole di accedere all’esdebitazione anche quando non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità (possibilità offerta una sola volta).

Il vero protagonista della liquidazione giudiziale sarà il curatore che con poteri rafforzati potrà consultare più facilmente le banche dati della PA, promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali e gestire (al posto del giudice delegato) la fase di riparto dell’attivo tra i creditori, mentre sarà limitata la possibilità di azioni di inefficacia e revocatoria.

Il limite del 60 per cento dei crediti per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti verrà eliminato o ridotto e una nuova tipologia di concordato preventivo prenderà forma, ossia quello che mira alla liquidazione dell’azienda se in grado di assicurare il pagamento di almeno il 20 per cento dei crediti chirografari. Infine, le società a responsabilità limitata che per due esercizi consecutivi conseguiranno attivi o ricavi superiori a due milioni di euro, dovranno obbligatoriamente nominare un organo di controllo o un revisore.

Henry Ford sosteneva che l’unico vero fallimento è quello da cui non impariamo nulla e dopo alcune correzioni fondò la Ford Motor Company. Thomas Edison, invece, accese la prima lampadina elettrica al decimillesimo e uno tentativo, affermando che fino a quel momento non aveva fallito, ma solamente trovato diecimila modi che non hanno funzionato. Questi due uomini sono solo un esempio, fra tanti, di chi con costanza e caparbietà ha apportato benefici alla società, percorrendo una strada dove il concetto di fallimento imprenditoriale è qualcosa di importante, da evitare se possibile, ma non da considerarlo un disonore.

Accettare il fallimento come una tappa quasi inevitabile del capitalismo tradizionale è un credo tipicamente statunitense: un uomo d’affari americano non presterebbe mai denaro a chi non è fallito almeno una volta, in quanto il fallimento non è la fine della strada, ma una semplice curva o deviazione da cui imparare e apprendere per poi dirigersi verso il sentiero del successo.

In Europa, in Italia in particolare, l’approccio al crac finanziario è diverso. Abbandonare un progetto, un’impresa lavorativa, chiudere un’azienda è considerato un peccato mortale, una macchia indelebile che identifica l’uomo (imprenditore) come soggetto da bandire non solo dalla dimensione economica, ma anche da quella sociale e civile. Però, non sarà più così, forse.

delega fallimento testo legge

Tags: , ,


Segnalazioni, informazioni, comunicati, nonché rettifiche o precisazioni sugli articoli pubblicati vanno inviate a: redazione@dailytax.it




Back to Top ↑