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7 Febbraio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Fmi rimprovera l’Italia e Tria risponde

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L’economia italiana si sta lentamente riprendendo da quella crisi finanziaria che ha investito il mondo e l’eurozona (debito sovrano). L’occupazione è cresciuta, mentre la disoccupazione e i crediti deteriorati delle banche sono diminuiti. Tuttavia, sfide significative attendono il nostro Paese: i redditi reali pro capite sono ancora vicini al livello di due decenni fa, i tassi di povertà sono elevati e il debito pubblico è molto alto.

Dopo essere cresciuta dell’1,6 per cento nel 2017 (la più veloce in quasi un decennio), la crescita economica è rallentata nel 2018 (1 per cento) e così sarà per i prossimi anni: 0,6 per cento nel 2019 e inferiore all’1 per cento nel 2020. Questi dati riflettono una crescita più lenta dell’area euro e una maggiore incertezza politica interna come evidenziato dagli elevati costi del finanziamento del debito sovrano.

Così inizia Article IV (2018 Article IV-Consultation with Italy), il rapporto sull’Italia redatto il 18 dicembre 2018 dal Fondo monetario internazionale e pubblicato il 6 febbraio 2019. Secondo l’autorità internazionale la crescita è rallentata e il rischio recessione è aumentato, mostrando una certa preoccupazione in merito alle strategie del governo italiano, potendo esse stesse risultare non all’altezza delle riforme necessarie.

Se l’Fmi tira le orecchie all’italia, non si è fatta attendere la risposta di Giovanni Tria. Con il comunicato stampa del 6 febbraio 2019, il ministro dell’Economia e delle Finanze afferma: “Apprezziamo l’equilibrio delle valutazioni sulla crescita economica del paese. Non condividiamo invece altri giudizi. Il rapporto, in particolare, sottovaluta la necessità di sostenere la crescita in Italia e in Europa e il ruolo delle politiche adottate dal Governo a questo fine. Il debito è un onere pesante per l’Italia, che però lo sostiene e lo ha sostenuto negli ultimi trent’anni, tra l’altro con un avanzo primario ininterrotto negli ultimi due decenni. Il nostro debito è pienamente sostenibile e si finanzia comodamente sui mercati. Detto questo, costituisce certamente un freno per la crescita italiana distogliendo risorse per usi più produttivi come per esempio gli investimenti. Ed è per questo motivo che il governo è impegnato a ridurlo. Non c’è motivo per creare allarmismi. Son sicuro che, come è evidente dal summing up della discussione al consiglio di amministrazione del Fondo, che ne esprime la posizione ufficiale, ci sia apprezzamento per gli sforzi governativi e nessuna intenzione di destabilizzare i mercati”.

Foto della Presidenza del consiglio dei ministri

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