Giurisprudenza

17 Febbraio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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I conti correnti bancari sono prova contro la presunta evasione

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La documentazione bancaria è una valida prova per superare la presunta evasione. I conti correnti bancari intestati al contribuente sono in grado di dimostrare l’entità e la durata del possesso dei redditi e non il semplice transito nella disponibilità del soggetto. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con la sentenza n. 3239 dell’11 febbraio 2020.

La Commissione tributaria regionale della Campania ha accolto gli appelli proposti dall’Agenzia delle entrate avverso le sentenze della Commissione tributaria provinciale di Napoli, dichiarando legittimi gli avvisi di accertamento emessi nei confronti di G.F. e con i quali era stato determinato un reddito di XXXX. Infatti, l’ufficio delle imposte può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta, salva la prova che il relativo finanziamento è avvenuto con redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, o con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile.

La CTR ha motivato le sentenze considerando che il contribuente non aveva dato prova sufficiente per contrastare la presunzione, fondamento dell’accertamento. In particolare la donazione della complessiva somma di oltre due milioni di euro da parte del genitore non risultava probante in quanto suffragata da estratti conto bancari dai quali non risultavano i nomi degli emittenti degli assegni versati né di coloro che avevano effettuato i versamenti.

G.F. ha proposto ricorso per cassazione in riferimento alle due sentenze lamentando il fatto che il giudice del merito non avrebbe tenuto conto della documentazione esibita a riprova della provenienza delle risorse riscontrate e, in particolare, della donazione da parte del genitore e degli estratti conto bancari comprovanti i relativi versamenti.

La Cassazione ha ritenuto fondato il motivo e cassato le sentenze. La prova del conseguimento di redditi che giustifichino le spese riscontrate ai fini dell’accertamento deve essere documentale, anche se non è indicato il particolare tipo di documento, per cui può essere considerata qualsiasi documentazione, purché riferita oggettivamente all’entità e alla durata dei redditi in questione. Nel caso di specie la documentazione bancaria, in considerazione della natura di estratto di scrittura contabile, fornisce tutte le indicazioni sull’entità dei redditi, sulle date dei movimenti, sull’eventuale addebito di assegni circolari usati per taluni acquisti, rientrando a pieno titolo nella documentazione idonea.

Quindi, la CTR non ha valutato adeguatamente il materiale probatorio acquisito al processo, limitandosi ad osservare, pur in presenza di un atto di donazione, che dai relativi conti correnti non si evidenziava il nome dell’emittente.

 

 

 

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