Stacca la spina

27 Febbraio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il business del latte che spreme uomini e animali

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Cleopatra, regina d’Egitto, amava immergersi per mantenere la bellezza della sua pelle; Stanley Kubrik faceva bere ai protagonisti di Arancia Meccanica un liquido bianco con aggiunta di mescalina e altre droghe, mentre sulle tavole di tutti noi è sempre apparso un bicchiere di quello che definiscono l’alimento naturale più ricco di nutrienti.

Stiamo parlando del latte, considerato l’elisir di lunga vita e sinonimo di salute e benessere, un prodotto ideale per il mercato degli alimenti. Ma bere latte è veramente salutare? Non ci sono controindicazioni? Che cosa nasconde la sua industria produttrice? Quali sono i limiti degli allevamenti intensivi?

A tutte queste domande ha cercato di rispondere Andreas Pichler documentarista italiano e autore del film “The Milk System”. Si tratta di novanta minuti in cui il regista accompagna lo spettatore in un viaggio cinematografico attraverso il sistema produttivo del latte, incontrando contadini, politici, lobbisti, ONG e scienziati. Ognuno di loro ha una visione diversa del valore e delle conseguenze di quest’industria dall’impatto globale. In Europa come in Asia o in Africa il latte rappresenta l’allegoria perfetta di un modello di produzione alimentare mondiale interamente concentrata sulla crescita, e delle conseguenze di questo tipo di produzione.

“Il punto di partenza del documentario è stata l’esigenza di occuparmi di agricoltura e cibo. L’idea del latte è arrivata attraverso ricerche e scavando un po’ si scopre che il metodo intensivo di produzione è un sistema assurdo che funziona con le nostre tasse. Una mucca che mangia erba e fieno produce dai quattromila ai cinquemila litri di latte all’anno vivendo circa vent’anni, mentre le mucche di un allevamento intensivo producono fino a dodicimila litri mangiando soia e cereali, con una prospettiva di vita fino a cinque anni” ha dichiarato Pichler.

Il docufilm – prodotto da Miramonte Film – è recentemente tornato in sala di proiezione (Cinema Beltrade a Milano) dopo che la distribuzione era stata sospesa a causa di quella che è stata definita una censura preventiva. Infatti, Coldiretti e Assolatte hanno presentato un esposto ad AGCOM (autorità per le garanzie della comunicazione) e ad AGCI (autorità garante della concorrenza e del mercato) nel quale si sottolineava l’effetto denigratorio del film nei confronti del comparto lattiero-caseario, in ragione di testimonianze non obiettive inserite in modo insidioso nella trama narrativa del documentario.

Un caso tutto italiano, visto che non ci sono stati problemi nel proiettare il film in Germania, Francia, Danimarca e perfino a Bruxelles, sede del Parlamento europeo, istituzione che finanzia gli allevatori che producono intensamente e che senza quei fondi chiuderebbero l’attività. Da vedere.

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