Mondo Impresa

4 Settembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il commercio ambulante in Italia

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Unioncamere-InfoCamere sulla base del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio ha disegnato la mappa del commercio itinerante nel nostro Paese (dati di giugno 2019).

Con oltre 183mila operatori, il 22 per cento delle imprese commerciali della Penisola, il commercio in sede mobile si conferma come un canale di vendita sempre più complementare sia al dettaglio in sede fissa che alla grande distribuzione. Il 95 per cento delle attività sono micro-imprese individuali.

Seimilacinquecento comuni in Italia hanno almeno un’impresa ambulante, ma poco meno di 40 quelli che possono contare almeno su 500 attività economiche: poco più di 58mila operatori che rappresentano il 32 per cento di tutto l’universo delle aziende del commercio itinerante. Il Registro delle imprese mostra che tra i 37 Comuni con più di 500 imprese di commercio ambulante, la graduatoria per peso percentuale pone sul podio più alto Castel Volturno (in provincia di Caserta), dove due imprese su tre sul totale delle imprese commerciali del territorio è ambulante. A seguire, troviamo San Giuseppe Vesuviano (Napoli) con il 58,5 per cento e Quartu Sant’Elena (Cagliari) dove si sfiora il rapporto uno a due (49,2 per cento). Subito dopo, con percentuali superiori al 40 per cento di rappresentatività dell’imprenditoria del commercio itinerante rispetto a quello totale, seguono i Comuni di Lamezia Terme (Catanzaro) con il 49 per cento, Lecce (47,4 per cento) e Agrigento con il 47,2 per cento.

Se a trainare il settore è la forte presenza di operatori stranieri tra gli imprenditori (di poco inferiore alle 100mila unità, il 56 per cento del totale), l’analisi territoriale svela però un’Italia dai profili variegati, con realtà in cui la quota di ambulanti italiani è schiacciante rispetto a quella dei colleghi stranieri. Ad Andria, il 95,3 per cento dei titolari di impresa del commercio ambulante è italiano, ad Enna l’82,1 per cento e anche in grandi città si assiste allo stesso fenomeno: a Bari (oltre il 78,7 per cento) e Brindisi (con il 70,6 per cento) ma anche a Torino, dove gli ambulanti italiani sono il 66,6 per cento dei titolari di esercizi mobili. All’altro estremo, i territori con minore presenza di imprenditori ambulanti nati in Italia sono le province di Catanzaro (solo il 20,5 per cento rispetto al totale), Reggio Calabria (21,3 per cento) e Caserta (23,1 per cento).

Tra i paesi di provenienza degli ambulanti stranieri, quello che presenta di gran lunga il maggior numero di imprenditori è il Marocco (36mila) che concentra quasi il 40 per cento degli ambulanti stranieri a livello nazionale.

A livello territoriale il comparto è caratterizzato da una forte concentrazione (quasi il 40 per cento delle imprese totali) in sole tre regioni: Campania (con oltre 29mila realtà), Lombardia (21.231 imprese registrate) e Sicilia (19.025). Calabria, Sardegna e Toscana (tutte sopra il 25 per cento) sono invece le regioni con l’incidenza percentuale maggiore di imprese ambulanti considerando il totale delle realtà che svolgono attività di commercio al dettaglio.

Sotto il profilo settoriale si rileva un peso significativo dell’ambulantato non alimentare ed in particolare il comparto abbigliamento che, nelle sue diverse suddivisioni, rappresenta il 38 per cento del comparto. Al secondo posto, staccata di alcuni decimi di punto, viene la categoria “altri prodotti” (tra cui fiori, cosmetici, detersivi, chincaglieria) con il 37,3 per cento delle attività, e solo al terzo posto il settore alimentare, il cui contributo si ferma al 18,5 per cento di tutti gli esercizi ambulanti (con prevalenza della componente legata ai prodotti ortofrutticoli).

 

Fonte Unioncamere-Infocamere

 

 

 

 

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