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27 Giugno 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il Pil dell’eurozona rallenta nel secondo trimestre

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L’Ifo Institute (Istituto di informazione e ricerca economica tedesco, con sede a Monaco di Baviera), l’Istat e il Kof Institute (Istituto di informazione e ricerca economica svizzero, con sede a Zurigo) hanno reso noto il rapporto relativo all’andamento del Pil dell’area dell’euro.

All’interno di una fase caratterizzata da un forte rallentamento del commercio mondiale e da un aumento dell’incertezza sui mercati, nel primo trimestre del 2019 il Pil nell’area dell’euro è aumentato dello 0,4 per cento (+0,2 per cento nel quarto trimestre 2018). La crescita del Pil è stata trainata principalmente dalla domanda interna, caratterizzata sia da un andamento positivo dei consumi privati (+0,5 per cento) e, in misura maggiore, degli investimenti fissi lordi (+1,1 per cento), spinti dalla ripresa di quelli in costruzioni.

Nel primo trimestre il declino del commercio mondiale ha condizionato l’andamento delle esportazioni e delle importazioni dell’area dell’euro, anche se la domanda estera netta ha fornito un contribuito positivo alla crescita del Pil. Il miglioramento dei ritmi produttivi appare diffuso tra i principali paesi seppure con intensità diverse: la Germania ha segnato un significativo recupero (+0,4 per cento) dopo una stagnazione nel quarto trimestre del 2018; Francia e Spagna hanno mantenuto un orientamento positivo (+0,3 per cento e +0,7 per cento rispettivamente) mentre l’Italia ha interrotto la fase negativa che aveva caratterizzato i due trimestri precedenti (+0,1 per cento).

A maggio, l’indicatore del sentiment economico (ESI) ha mostrato un lieve miglioramento dopo le diminuzioni dei mesi precedenti. Il clima di fiducia nel settore manifatturiero è vicino al valore della media di lungo periodo mentre quello dei servizi e dei consumatori segnano ancora livelli superiori alle medie di riferimento. L’indicatore di fiducia delle costruzioni, sebbene in peggioramento, continua a mantenersi su livelli elevati.

Nel primo trimestre la produzione industriale ha registrato un significativo rimbalzo congiunturale (+0,9 per cento rispetto al trimestre precedente), sostenuta da beni di consumo durevoli e non durevoli. La produzione di energia ha ristagnato a causa del clima mite mentre la produzione di beni capitali ha segnato un aumento più contenuto. Ad aprile la produzione industriale è diminuita dello 0,5 per cento, con un peggioramento diffuso tra i raggruppamenti ad eccezione dell’energia e del lieve aumento dei beni non durevoli.

Nello scenario previsivo la produzione industriale dovrebbe diminuire nel secondo trimestre (-0,3 per cento) per poi crescere nuovamente nei trimestri successivi (+0,3 per cento sia per il terzo sia per il quarto trimestre).

La crescita del PIL nell’area dell’euro dovrebbe subire un rallentamento nel secondo trimestre (+0,3 per cento), per poi accelerare lievemente nella seconda parte dell’anno (+0,4 per cento per entrambi i trimestri successivi).

Il mercato del lavoro continua a fornire segnali positivi: nel primo trimestre è aumento il numero di occupati (+0,3 per cento) mentre ad aprile, il tasso di disoccupazione è diminuito ulteriormente (7,6 per cento), il livello più basso dalla fine del 2008. Le condizioni favorevoli del mercato del lavoro e gli aumenti salariali sono previsti sostenere i consumi delle famiglie. Nello scenario previsivo le spese per consumi privati aumenterebbero con lo stesso ritmo del Pil (+0,3 per cento in T2 e +0,4 per cento in T3 e T4).

L’utilizzo della capacità produttiva si mantiene su livelli elevati, nonostante la marcata riduzione del secondo trimestre del 2019. Gli investimenti sono attesi migliorare nell’orizzonte di previsione, sostenuti dalle condizioni favorevoli del credito: +0,3 per cento in T2 per poi accelerare in T3 e T4 (+0,5 per cento).

La Banca centrale europea ha recentemente segnalato la sua intenzione di mantenere i tassi di interesse invariati rispetto ai livelli attuali almeno fino all’estate del 2020, o addirittura di ridurli ulteriormente se le condizioni economiche permangono deboli. Inoltre, ha anche annunciato nuovi programmi destinati al sostegno del credito. Secondo i dati di Eurostat, l’indice IPCA (Indice Prezzi al Consumo) dell’area dell’euro, dopo il rialzo segnato ad aprile (+1,7 per cento), condizionato dagli aumenti dei prezzi di alcuni servizi legati all’effetto Pasqua, è diminuito a maggio (+1,2 per cento) influenzato dalla significativa diminuzione del prezzo del petrolio.

Per i prossimi mesi si prevede un ulteriore fase di moderazione dell’inflazione (+1,1 per cento in T3) cui seguirebbe un lieve recupero (+1,3 per cento). Nell’orizzonte di previsione la previsione di inflazione si basa sulle ipotesi tecniche che il prezzo del petrolio del Brent si mantenga a 63 USD al barile mentre il tasso di cambio euro/dollaro rimanga sul livello di 1,12.

Le prospettive per l’area dell’euro presentano diversi rischi al ribasso, legate all’incertezza sulla gestione della Brexit. Un ulteriore elemento sfavorevole potrebbe riguardare l’introduzione di nuove tariffe degli Stati Uniti nei confronti delle autovetture provenienti dai paesi europei. Entrambi i fattori potrebbero condizionare negativamente il percorso di crescita della zona euro.

 

Fonte Istat

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