Fisco

24 Giugno 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il regime forfettario del professionista con più redditi

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Il professionista che svolge il proprio autonomo lavoro ed è anche consigliere in una società che si occupa di attività riconducibili alla propria deve cumulare i redditi per la verifica della soglia di accesso (euro 65 mila) al regime forfettario. È quanto emerge dalla risposta n. 202 del 21 giugno 2019 dell’Agenzia delle entrate all’interpello presentato da un contribuente.

Il caso riguarda un soggetto che dichiara di svolgere, da vari anni, l’attività professionale di medico chirurgo e di avere un incarico di consigliere di amministrazione presso una clinica privata nei cui confronti svolge in maniera prevalente la sua attività professionale. L’istante dichiara, inoltre, di percepire un compenso per l’attività di consigliere di amministrazione e che il volume del suo fatturato per l’attività libero professionale si attesta sotto il limite dei 65 mila euro previsto della Legge di bilancio 2019.

La Legge di bilancio 2019 ha introdotto nuove cause ostative all’applicazione del regime forfetario. In particolare, l’articolo 1, comma 57, lettera d-bis), prevede che le persone fisiche, la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano in corso nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili, non possono avvalersi del regime agevolato. Ciò premesso, l’interpellante chiede se tale causa ostativa sia applicabile alla sua situazione.

Il regime forfetario rappresenta il regime naturale delle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale, purché siano in possesso del requisito della soglia dei redditi (euro 65 mila) e non incorrano in cause ostative.

La circolare 12 dicembre 2001, n. 105/E ha precisato che l’attrazione dei compensi alla categoria dei redditi di lavoro autonomo opera, inoltre, nell’ipotesi in cui, anche in assenza di una previsione espressa nell’ambito delle norme di disciplina dell’ordinamento professionale, il professionista svolga l’incarico di amministratore di una società o di un ente che esercita una attività oggettivamente connessa alle mansioni tipiche della propria professione abituale. In tale ipotesi, secondo il medesimo documento di prassi, è ragionevole ritenere che l’incarico di amministratore sia stato attribuito al professionista proprio in quanto esercente quella determinata attività professionale.

Con riferimento al caso di specie in cui l’istante sulla base delle svolge l’attività professionale di medico chirurgo e di consigliere di amministrazione presso una clinica privata, i relativi redditi devono qualificarsi come redditi di lavoro autonomo e qualora l’ammontare complessivo dei redditi percepiti superi la soglia di 65 mila euro individuata, il contribuente non potrà applicare il regime forfettario.

 

 

 

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