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10 Aprile 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il turista straniero preferisce il campeggio italiano

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Nei campeggi e villaggi italiani, le presenze di turisti provenienti dall’estero sono cresciute del 14,9 per cento in cinque anni, per un totale di circa 4,5 milioni in più. Il dato emerge da un approfondimento curato dall’Ufficio Economico Confesercenti su base di dati Istat, Banca d’Italia e JFC.

Il turismo all’aria aperta è un mercato in crescita, con un giro d’affari di 1,6 miliardi di euro, 19 mila occupati, oltre 2.600 imprese turistico ricettive e una capacità di 1,3 milioni di posti letto. Ma si registrano anche segnali di sofferenza: negli ultimi cinque anni, infatti, sono spariti circa 4 mila posti letto, sulla scia delle chiusure e delle difficoltà delle imprese ricettive.

Nel 2017 (ultimo anno disponibile) gli arrivi di turisti nei campeggi e nei villaggi turistici hanno superato la barriera dei 10 milioni, a cui corrispondono circa 68 milioni di presenze e una permanenza media di 6,7 giorni. In cinque anni gli arrivi sono cresciuti di circa un milione (+12 per cento), le presenze di oltre 3 milioni (+4,8 per cento). Ma sono gli stranieri a farla da padrona: a fronte dell’aumento del 14,9 per cento di questi ultimi, tra il 2012 ed il 2017 le presenze di italiani nei campeggi e nei villaggi si sono invece ridotte del 4 per cento (meno 1 milione e 400mila).

Tra gli stranieri, il maggior numero di arrivi proviene da Germania (30 per cento), Francia (7,6 per cento), Paesi Bassi (7,3 per cento), Regno Unito (5 per cento) e Austria (4,4 per cento). Ma la crescita più importante riguarda i clienti provenienti dai Paesi Baltici, dalla Bulgaria, Turchia e Portogallo. Tutti questi paesi nell’arco di cinque anni hanno visto più che raddoppiare i loro arrivi in Italia. I turisti italiani che registrano il maggior numero di arrivi e presenze nel comparto extra-alberghiero sono invece i residenti in Lombardia (21,4 per cento), Veneto (11,7 per cento), Piemonte (9,3 per cento), Emilia-Romagna e Lazio (entrambe rappresentano il 9 per cento degli arrivi). Queste regioni insieme rappresentano oltre il 60 per cento degli arrivi nelle strutture complementari.

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