Mondo Impresa

22 Giugno 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il valore aggiunto delle imprese coesive

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Le imprese coesive sono quelle che intrattengono relazioni strutturate con le altre imprese, le comunità, le istituzioni, i consumatori, il terzo settore, e quindi caratterizzate da un elevato grado di networking. Questo tipo di imprese, da sempre, registra un aumento del fatturato rispetto ad altre imprese e una migliore dinamicità sul fronte occupazionale.

Il mondo sta cambiando e l’economia che ci ha guidato per decenni è inadeguata a gestire le crisi del XXI secolo. Con la sostenibilità avanzano nuovi modelli nell’uso delle risorse (green economy, sharing economy, circular economy, bioeconomy), nell’uso delle competenze diffuse (open innovation, crowdsourcing), nell’accesso all’informazione (platform economy), nell’accesso ai finanziamenti (crowdfunding, sustainable bond), abilitati dalle nuove tecnologie e dal digitale. Sfide che chiamano ad un’azione comune imprese, comunità, istituzioni, cittadini.

“Coesione è Competizione. Nuove geografie della produzione del valore in Italia” è lo studio realizzato da Fondazione Symbola, Intesa Sanpaolo e Unioncamere in collaborazione con Aiccon, Ipsos e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. Il report evidenzia l’efficacia delle imprese coesive. La capacità tutta umana di cooperare e costruire comunità che condividono idee, informazioni, esperienze e valori può rappresentare una strategia potente per superare le crisi dei nostri tempi. Ce ne siamo resi conto in questi mesi di lotta al Covid-19. Grazie alla collaborazione di tante associazioni del terzo settore, all’impegno dei volontari e alla solidarietà di migliaia di cittadini e imprese siamo riusciti a ridurre in parte, ma non arginare, l’urto della crisi sulle vecchie e le nuove povertà.

Le imprese coesive esportano di più (il 58 per cento contro il 39 per cento delle non coesive); fanno più eco-investimenti (il 39 per cento contro il 19 per cento delle non coesive); investono di più per migliorare prodotti e servizi (il 58 per cento contro il 46 per cento delle non coesive); adottano misure legate al Piano Transizione 4.0 (il 28 per cento contro l’11 per cento delle non coesive). Anche in previsione, le imprese che investiranno in processi e prodotti a maggior risparmio energetico, idrico e/o minor impatto ambientale nel triennio 2021-23 è sempre maggiore nel caso delle imprese coesive (26 per cento a fronte di 12 per cento).

Tra le imprese coesive è anche significativamente maggiore la capacità di rapportarsi con il mondo della cultura (attraverso operazioni quali donazioni, sponsorizzazioni, partnership con istituzioni culturali, ecc.): la quota delle imprese che dichiarano di intraprendere questo tipo di iniziative è infatti pari a 26 per cento nel caso di quelle coesive, mentre per le aziende classificate come non coesive è dell’11 per cento.

Altro dato molto significativo è quello della digitalizzazione: la quota delle imprese che hanno adottato o stanno pianificando di adottare misure legate a Transizione 4.0 è pari a 28 per cento per le imprese coesive, laddove per le imprese non coesive è dell’11 per cento.

Nel 2020, le imprese coesive valutate tra le imprese manifatturiere con addetti compresi tra 5 e 499 incidono per il 37 per cento, quota che tradotta in valori assoluti è di quasi 49mila imprese. Con un aumento rispetto al precedente rapporto, nel quale il valore si attestava al 32 per cento.

Anche se c’è ancora molto da fare, coesione vuol dire anche miglioramento del bilanciamento di genere: nel report si evidenzia che si sono compiuti passi importanti con un incremento delle donne nei cda delle società quotate passato da 170 nel 2008, il 5,9 per cento, alle 811 di oggi, il 36,3 per cento, mentre nei collegi sindacali si è passati dal 13,4 per cento del 2012 al 41,6 per cento del 2019, con 475 sindaci donne.

L’eterogeneità della distribuzione delle imprese coesive a livello di economie regionali è ancora piuttosto marcata, con quasi il 70 per cento delle imprese localizzato al Nord. Oltre il 50 per cento è concentrato in tre regioni: Lombardia (26,3 per cento), Veneto (13,6 per cento) ed Emilia-Romagna (13,4 per cento). È sempre il Nord a contraddistinguersi per una maggiore incidenza delle imprese coesive sul tessuto produttivo locale. Nel rapporto si rileva inoltre una relazione positiva tra benessere economico e presenza di imprese coesive: le regioni in cui l’incidenza di imprese coesive è più elevata sono anche le regioni in cui si riscontra un Pil pro capite più elevato. Ma la diffusione delle imprese coesive è fortemente associata non solo al benessere economico, ma anche al benessere sociale e ambientale dei diversi territori. Un differenziale di prezzo che in media è del 10 per cento in più a favore delle imprese coesive. Mettendo in relazione la presenza di imprese coesive e gli indicatori BES (Benessere Equo Sostenibile) dell’Istat, si colgono delle correlazioni positive elevate in particolare per dimensioni quali “Qualità del lavoro”, “Qualità dei servizi” e “Politica e istituzioni”.

 

Fonte Unioncamere

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