Giurisprudenza

19 Marzo 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Il verbale di assemblea non è necessario per il finanziamento soci

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L’articolo 2467 c.c. rubricato “Finanziamento dei soci”, ne spiega il concetto: “Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori e, se avvenuto nell’anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito”. “Ai fini del precedente comma s’intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in qualsiasi forma effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla società, risulta un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento”.

Il finanziamento dei soci è spesso oggetto di analisi dell’Agenzia delle entrate nell’opera di controllo nei riguardi delle imprese. Non sempre, però, si ha la certezza di trovare ingenti somme di denaro sottratte alla imposizione tributaria.

È il caso dell’ordinanza della Corte di Cassazione n. 6104 del 1° marzo 2019. L’Agenzia Agenzia delle entrate ricorre contro una impresa di costruzioni avverso sentenza della Commissione tributaria regionale di Palermo – Sezione staccata di Catania. La Commissione tributaria regionale per la Sicilia in Catania, confermando la sentenza di primo grado, ha respinto l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la decisione con cui era stato annullato l’avviso di accertamento relativo a IRPEG (ora IRES) e IRAP per l’anno 2004 emesso nei confronti della società X per presunto maggior reddito di impresa. Ha rilevato il giudice di appello che le somme riprese a tassazione non potevano ritenersi contributi dei soci, ma dalle risultanze del bilancio e della nota integrativa erano qualificabili come finanziamento soci, come tale esonerato dall’imposizione.

L’Agenzia delle entrate contesta la sentenza della Commissione tributaria regionale sulla base dell’assenza di un verbale assembleare e non ritenendo sufficiente che le risultanze di bilancio attribuissero ai versamenti natura di finanziamento.

La Corte ha rigettato il ricorso. L’art. 2467 c.c., detta una regola di interpretazione (quella per cui sono finanziamenti le erogazioni effettuate dal socio in un momento di squilibrio patrimoniale della società) e una regola di giudizio (quella per cui i soci finanziatori sono postergati ai creditori estranei alla società nella restituzione di quanto erogato). Non vi è nella norma alcun riferimento a una forma legale imposta per detti finanziamenti. Ne consegue che, in tema di valutazione della qualificazione della natura di una erogazione di denaro dal socio alla società, occorre applicare i criteri generali valevoli per il diritto societario. E quindi è necessario considerare che il criterio principale di qualificazione di una destinazione da parte della società di una somma di denaro, comunque ricevuta nel corso dell’esercizio, è data dall’esame delle risultanze del relativo bilancio. Invero il bilancio di esercizio è proprio il documento contabile fondamentale che la società è obbligata a redigere per dar conto dell’attività svolta nel relativo esercizio sociale; e gli amministratori, nel redigere il bilancio, si assumono la responsabilità della qualificazione che attribuiscono alle relative poste. Dunque, può affermarsi che il bilancio, stante il rilievo anche pubblicistico che assume con la pubblicazione nel registro delle imprese, è il documento principale da cui dover partire per qualificare la natura di un’entrata patrimoniale per la società. Invero la mancanza dei verbali assembleari di finanziamento non può essere considerata dirimente, posto che la rilevanza del relativo vizio è prevalentemente endosocietaria, ovvero riguarda in prima battuta i rapporti tra soci e società.

 

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