Mondo Impresa

10 Ottobre 2018 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Imprenditori dell’ospitalità con i Bed and Breakfast in appartamento

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Il mercato immobiliare italiano è in ripresa. Prendendo come riferimento la città di Milano, il 2017 è stato un anno d’oro per il capoluogo lombardo. Secondo i dati di Nomisma (società di consulenza) le transazioni per l’anno in oggetto hanno raggiunto quota 23.700, un incremento su base annua dell’8,1%. Un aumento che ha coinvolto tutte le zone della città, non solo quelle centrali e di pregio, interessando gli immobili con un taglio compreso tra i 50 e gli 85 metri quadri (43% delle transazioni complessive).

In un settore i cui prezzi sono letteralmente crollati dal 2011 al 2017, alcuni contribuenti hanno approfittato per investire somme di denaro con una duplice finalità: l’acquisto di un immobile (il mattone rende di più di un conto corrente) e l’inizio di una vera attività lavorativa come il bed and breakfast in appartamento.

“Siamo soddisfatti Host di Airbnb e la nostra esperienza fino ad oggi è stata positiva sia dal punto di vista economico che umano. I guadagni sono stati oggettivamente maggiori rispetto alle aspettative e la gestione è sicuramente impegnativa dovendo rispondere gentilmente e rapidamente a qualsiasi quesito o necessità dei nostri ospiti, seguendo anche modalità differenti a seconda della provenienza degli stessi (Canada, USA, Malesia, Myanmar e Kuwait e quasi tutta l’Europa)” ha spiegato Monica che assieme al marito Alessandro gestisce WannaBeALoft, un piccolo appartamento in zona Porta Venezia a Milano.

Offrire ospitalità a pagamento nella propria abitazione è una valida occasione di reddito. L’attività, però, deve essere esercitata secondo i criteri di legge e dopo una attenta analisi fiscale, che permetta di avere una visione – più reale possibile – del guadagno netto dopo le imposte.

I requisiti necessari per adibire un appartamento a b&b differiscono da regione a regione, ma all’interno del Codice del Turismo si trovano disposizioni generali inerenti agli immobili che devono essere in regola con: le norme urbanistico-edilizie prescritte per le abitazioni; le norme igienico sanitarie e di sicurezza; requisiti minimi per le stanze (rapporto superficie posti letto) e bagni attrezzati (vasca, doccia, lavabo, water). Ottemperati questi obblighi e presentata la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) il b&b può essere aperto, ma non prima di conoscere il tipo di tassazione a cui si sarà assoggettati.

Dal punto di vista fiscale si possono verificare due ipotesi: la gestione di un b&b in modo imprenditoriale con conseguente apertura della partita Iva e rispetto di tutti gli obblighi previsti, oppure la gestione del b&b in modo non imprenditoriale in senso stretto, ma mediante attività d’impresa commerciale in modo occasionale.

La seconda ipotesi, quella più legata all’uso di appartamenti cittadini, prevede importanti novità, la cosiddetta Tassa Airbnb, che ha l’obiettivo di far emergere redditi fino ad oggi non dichiarati derivanti dalla concessione in uso di immobili per un periodo limitato di tempo, inferiore ai 30 giorni, non essendoci obbligo della registrazione dei relativi contratti.

La nuova disciplina fiscale per le “locazioni brevi” si applica ai contratti di locazione di immobili a uso abitativo, situati in Italia, di durata non superiore a 30 giorni e stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. Il contribuente può scegliere tra: assoggettare ad Irpef ordinaria i redditi in oggetto o adottare l’applicazione della cedolare secca al 21%.

Inoltre, sono previsti adempimenti per i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on-line, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare. Loro devono trasmettere all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai contratti conclusi per il loro tramite (a decorrere dal 1° giugno 2017). In caso di omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati viene prevista l’irrogazione della sanzione (da euro 250 ad euro 2.000).

Se gli intermediari incassano o intercedono anche nella fase del pagamento dei canoni di locazione o dei corrispettivi, sono tenuti ad applicare una ritenuta (21%) quando versano al locatore la somma incassata.

Guida alle locazioni brevi

Foto di WannaBeALoft per gentile concessione di Monica e Alessandro

https://www.airbnb.it/rooms/24860393?wl_source=list&wl_id=64739051&role=wishlist_public&adults=1&children=0&infants=0

 

 

 

 

 

 

 

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