Mondo Impresa

9 Marzo 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Imprese e passaggio generazionale: quanto si litiga

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Da padre in figlio, da senior a junior, i passaggi generazionali nell’impresa nascondono spesso nodi e conflittualità di carattere tecnico (giuridico, fiscale), aziendale (di organizzazione, conoscenza ed esperienza) ed emotivo, che vanno gestiti con la dovuta attenzione.

Secondo i dati dell’Osservatorio AUB (AIDAF – Associazione italiana delle aziende familiari , Unicredit e Bocconi), che monitora tutte le aziende familiari italiane che hanno superato la soglia di fatturato di 20 milioni di euro, nei prossimi anni il passaggio generazionale interesserà diverse imprese, visto che il 65,6 per cento delle imprese con un fatturato compreso tra 20 e 50 milioni di euro è di tipo familiare e il 29 per cento delle imprese familiari italiane è gestito da un imprenditore di età superiore ai 70 anni, dunque sarà costretta ad affrontare il ricambio generazionale nei prossimi anni.

Ma quali sono le problematiche legate al passaggio generazionale? La maggior parte dei casi riguarda gli aspetti legati alla successione e alla divisione dei beni. Le difficoltà sono legate alla gestione e ripartizione del denaro, dei beni materiali e del patrimonio di famiglia.

Secondo i dati della Camera Arbitrale di Milano, nel 2020 sono state depositate 926 domande di mediazione in calo del 6 per cento rispetto all’anno precedente (anche dovuto alle restrizioni imposte dall’emergenza sanitarie e alla limitata attività degli studi legali). Nonostante il rallentamento delle attività economiche e giudiziarie, il Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano ha continuato a operare senza soluzione di continuità: su 1291 incontri di mediazione, il 90 per cento è avvenuto online, con le modalità più innovative per gestire i conflitti. La diffusione della pandemia è stata un’importante concausa nel determinare l’incremento di alcune tipologie di liti, come quelle in materia di locazione, per l’esigenza di rinegoziare i canoni o come quelle in materia di successione (+8 per cento), legate, purtroppo, anche all’incremento dei decessi.

Ed ecco un caso di scuola: la titolare di una piccola impresa alimentare aveva intenzione di preparare la propria successione, lasciando al marito il patrimonio immobiliare e la liquidità, al fratello una piccola rendita e alla sua collaboratrice più stretta l’attività imprenditoriale. Dopo aver appurato il rispetto della quota di legittima che sarebbe spettata al marito; il mediatore consigliò di parlare della sua idea coi familiari e con la collaboratrice. Fare questo passo permise di evitare una “delusione post mortem”; la collaboratrice le disse, infatti, che non si sentiva in grado di gestire un’azienda: le piaceva il suo attuale lavoro con le responsabilità che finivano con l’orario di lavoro, voleva godersi il suo tempo libero senza preoccupazioni. Questa risposta creò non poca tensione tra le due, almeno nei primi mesi; aver esplicitato le proprie intenzioni e accolto la risposta ricevuta, permise alla cliente di cercare soluzioni differenti, che, come in ogni lieto fine, coinvolsero sia il marito che il fratello. In questo caso, l’interazione tra i professionisti è stata fondamentale per arrivare a definire uno scenario del tutto inaspettato ma che teneva conto degli interessi di tutti i soggetti coinvolti.

 

 

Fonte Camera Arbitrale di Milano

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