Mondo Impresa

29 Dicembre 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Imprese: il bilancio delle chiusure nel 2020

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L’Ufficio Studi di Confcommercio ha redatto un rapporto inerente alla chiusura delle attività nel 2020.

L’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi del 10,8 per cento (meno 120 miliardi di euro rispetto al 2019) porta a stimare la chiusura definitiva di oltre 390mila imprese del commercio non alimentare e dei servizi di mercato, fenomeno non compensato dalle 85mila nuove aperture. La riduzione del tessuto produttivo nei settori considerati ammonterebbe a quasi 305mila imprese (-11,3 per cento). Di queste, 240mila, esclusivamente a causa della pandemia.

L’emergenza sanitaria, con tutte le conseguenze che ne sono derivate, restrizioni e chiusure obbligatorie incluse, ha innalzato drasticamente il tasso di mortalità delle imprese che, rispetto al 2019, risulta quasi raddoppiato per quelle del commercio (dal 6,6 per cento all’11,1 per cento) e addirittura più che triplicato per i servizi di mercato (dal 5,7 per cento al 17,3 per cento).

Delle 240mila imprese scomparse dal mercato a causa della pandemia, 225mila si perdono per un eccesso di mortalità e 15mila per un deficit di natalità. Una riduzione del tessuto produttivo che risulta particolarmente accentuata tra i servizi di mercato, che si riducono del 13,8 per cento rispetto al 2019, mentre nel commercio rimane più contenuta, ma comunque elevata, e pari all’8,3 per cento.

Tra i settori più colpiti, nell’ambito del commercio, abbigliamento e calzature (-17,1 per cento), ambulanti (-11,8 per cento) e distributori di carburante (-10,1 per cento); nei servizi di mercato le maggiori perdite di imprese si registrano, invece, per agenzie di viaggio (-21,7 per cento), bar e ristoranti (-14,4 per cento) e trasporti (-14,2 per cento). C’è poi tutta la filiera del tempo libero che, tra attività artistiche, sportive e di intrattenimento, fa registrare complessivamente un vero e proprio crollo con la sparizione di un’impresa su tre.

Alla perdita di imprese va poi aggiunta anche quella relativa ai lavoratori autonomi, ovvero quei soggetti titolari di partita Iva operanti senza alcun tipo di organizzazione societaria. Si stima la chiusura per circa 200mila professionisti tra ordinistici e non ordinistici, operanti nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi, attività artistiche, di intrattenimento e divertimento e altro.

 

Fonte Confcommercio

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