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12 Settembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Incentivare l’uso della moneta elettronica tassando il prelievo al bancomat

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Il CSC (Centro Studi di Confindustria) nella nota dell’11 settembre 2019 ha lanciato una proposta per un recupero di gettito attraverso la riduzione dell’evasione fiscale: incentivare l’utilizzo della moneta elettronica e disincentivare l’uso del contante.

Si tratta di un pacchetto di misure che da un lato garantisce un credito d’imposta del 2 per cento a chi effettua pagamenti mediante transazioni elettroniche (incentivo), mentre dall’altro prevede l’introduzione di una commissione in percentuale dei prelievi da ATM (bancomat) o sportello eccedenti una certa soglia mensile (disincentivo).

L’incentivo consiste nel praticare un credito di imposta del 2 per cento al cliente che paga mediante carta di pagamento (carte di credito, debito e prepagate nominative) o bonifico bancario. Il consumatore paga il prezzo pieno ma accumula un reddito che verrà contabilizzato e comunicato dalla banca di appoggio della carta di pagamento. Il perimetro dell’iniziativa esclude le carte non nominative in quanto non associabili ad alcun codice fiscale.

In termini finanziari, il flusso in “uscita” dalle casse dello Stato sarebbe differito poiché la detrazione non sarebbe applicata al momento del pagamento ma, successivamente, al momento della dichiarazione dei redditi. Secondo Confindustria entro la data utile per la presentazione della dichiarazione dei redditi, le istituzioni finanziarie che emettono carte di pagamento produrranno ai titolari dei conti un certificato attestante il totale dei pagamenti elettronici effettuati nel corso dell’anno solare. Grazie a tale dichiarazione, sarà possibile fruire della detrazione per un ammontare pari al 2 per cento dei pagamenti effettuati in sede di dichiarazione.

Nella nota viene anche preso in considerazione l’impatto del provvedimento sulla finanza pubblica: ogni anno successivo all’introduzione della misura, una frazione pari al 10 per cento dei pagamenti attualmente effettuati utilizzando contante (circa 550 miliardi di euro nel 2018, dato Banca d’Italia) sia effettuato con carte di pagamento; la base di partenza dei pagamenti con POS è di circa 230 miliardi di euro nel 2018 (dato Banca d’Italia); a un incremento dei pagamenti con carte corrisponde una riduzione del sommerso pari al 12,4 per cento dell’incremento dei pagamenti, ossia pari alla quota di economia sommersa sul PIL (dato ISTAT per il 2016); la pressione fiscale è pari al 42,1per cento del PIL (dato ISTAT per il 2018).

In merito al disincentivo, l’idea è quella di istituire un sistema di penalizzazione per il ritiro del contante da ATM (bancomat) e presso gli sportelli bancari. La misura è da intendersi come intervento antievasione e a copertura dello sconto sulle transazioni elettroniche. I prelievi da ATM e da sportello oltre una determinata soglia mensile per ciascun conto corrente verrebbero sottoposti a una penalizzazione mediante l’introduzione di una commissione alla fonte da calcolarsi in percentuale del prelievo effettuato, con il cliente che rispettivamente ritirerebbe direttamente la somma “al netto della commissione”. La banca opererebbe come una sorta di sostituto d’imposta, versando all’erario con le modalità e le tempistiche già in essere per gli altri casi. Mentre la misura di sconto sulle transazioni elettroniche avrebbe un effetto negativo sui conti pubblici differito di un anno, questa misura avrebbe effetti positivi immediati in termini di gettito.

Per stimare l’impatto della misura, si sono utilizzati i dati di un grande gruppo bancario nazionale, diffuso su tutto il territorio. Sulla base dei dati in possesso, per tre quarti dei conti correnti italiani, i prelievi mensili effettuati da ATM o sportello sono inferiori a 1.500 euro. Dal punto di vista degli importi complessivamente prelevati, la distribuzione differisce: meno del 50 per cento del contante prelevato afferisce infatti a conti dove l’ammontare complessivo è inferiore a 1.500 euro, mentre il 20 per cento del contante prelevato proviene da conti dove le uscite di contanti superano i 3mila euro al mese.

Sulla base di questa distribuzione, sembra ragionevole assumere di esentare i prelievi mensili fino a 1.500 euro: ciò si traduce in un’esenzione dalla commissione per il 75 per cento dei conti italiani. Applicando una commissione del 2 per cento sui prelievi eccedenti tale soglia, si avrebbe un gettito annuale di circa 3,4 miliardi, sostanzialmente in linea con quello necessario per coprire il mancato gettito dovuto allo sconto sulle transazioni elettroniche derivante dalla prima misura per il 2020.

L’ISTAT stima il valore dell’economia sommersa al 12,4 per cento del PIL nel 2016, in discesa rispetto al passato ma sempre superiore alla gran parte dei paesi europei: secondo stime effettuate utilizzando una metodologia comune, tale valore è superiore rispettivamente di 11 punti di PIL rispetto alla Francia e 15 punti rispetto alla Germania (F. Ciò determina una perdita di gettito tributario e contributivo, stimato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in 107 miliardi di euro (dati 2015).

Parallelamente alla mai risolta questione dell’evasione fiscale, l’Italia è uno dei paesi dove meno diffuso è l’utilizzo di carte di pagamento: rispetto a una media europea superiore a 100 transazioni pro-capite annue, in Italia ne vengono effettuate meno della metà. Ciò ha un impatto sia sui costi di gestione del contante, sia sulla maggiore diffusione dell’evasione fiscale. Infatti, il contante è semplice da usare e difficile da tracciare e questo facilita l’occultamento di parte del reddito prodotto. L’osservazione della relazione tra utilizzo di moneta elettronica e dimensione dell’economia sommersa dimostra come le due variabili siano negativamente correlate.

 

 

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