Fisco

9 Settembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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ISA anno 2018, appello al nuovo ministro dell’Economia

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Il 6 settembre 2019, l’ADC (Associazione Dottori Commercialisti) e l’ANC (Associazione nazionale Commercialisti) hanno trasmesso una lettera aperta al nuovo ministro dell’Economia Roberto Gualtieri per rappresentare l’urgenza di un intervento che stabilisca la non applicazione dei nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale per l’anno d’imposta 2018.

I Presidenti delle due Associazioni chiedono al ministro “che sia emanato senza ulteriore indugio un decreto che disponga la non applicazione degli Isa per l’anno 2018, alla luce delle evidenti e conclamate difficoltà operative, rispetto alle quali i contribuenti e i professionisti che li assistono non hanno alcuna responsabilità”.

Ecco di seguito il testo:

“Pregiatissimo Ministro,

ci rivolgiamo a Lei appena insediato perché i forti disagi delle imprese e dei cittadini e le imminenti scadenze ci obbligano ad accelerare i tempi di una collaborazione che speriamo sia fruttuosa.

Da mesi le attività economiche italiane e i nostri studi sono impegnati e bloccati dall’introduzione di molti adempimenti fiscali. Dopo la fattura elettronica è l’introduzione degli ISA che rende impossibile l’adempimento cardine del sistema fiscale, ovvero la compilazione delle dichiarazioni ed il relativo calcolo delle imposte da versare, poiché lo strumento inferenziale/statistico innovativo che doveva essere messo a punto dall’amministrazione ad oggi risulta ancora lacunoso, difettoso e farraginoso.

Le Associazioni di categoria dei commercialisti ADC e ANC, nei giorni scorsi, hanno formulato al Ministro che l’ha preceduta, alla luce di quanto emerso nel corso dell’ultimo mese, un’istanza nella quale si chiedeva un atto di consapevolezza e responsabilità che riconoscesse le difficoltà della stessa Amministrazione nel rendere operativi gli Isa e la conseguente decisione di determinarne lo stop per quest’anno.

Da diverso tempo le nostre Associazioni denunciano presso tutte le sedi competenti l’inadeguatezza di questo sistema di calcolo e le sue numerose falle, che comportano continui malfunzionamenti che si aggiungono ad inspiegabili ritardi nel rilascio degli aggiornamenti; i necessari e continui interventi di modifica si sostanziano per i colleghi in un lavoro di incessante ed estenuante ricalcolo delle posizioni dei propri clienti. Gli Uffici dei Garanti dei Contribuente sono stati resi edotti della situazione e, da parte di molti di essi, vi è stato un pronto e positivo riscontro che si è esplicato in un’attività di sensibilizzazione presso i competenti Uffici del Mef.

Tutto ciò non ha sortito alcun effetto: il 17 agosto scorso infatti è stato pubblicato in G.U. un DM che stabilisce ulteriori modifiche al sistema di calcolo, in plateale violazione del termine dei sessanta giorni che lo Statuto del Contribuente prevede per la comunicazione di siffatte misure, minando ancora un volta i principi che dovrebbero regolare i rapporti tra lo Stato e il Cittadino.

Ma non solo: il 23 agosto è stata rilasciata la nuova versione di calcolo 1.0.6, il 30 la versione 1.0.7. ed un nuovo aggiornamento è stato preannunciato a breve.

Inoltre, per alcuni indici l’Agenzia delle Entrate ha fatto pervenire una serie di segnalazioni di errore nelle dichiarazioni precompilate presenti nei cassetti fiscali, che pertanto devono essere nuovamente importate.

Alla luce di quanto esposto, disponibili ad incontri e chiarimenti, confidiamo che Ella possa oggettivamente valutare la situazione ed il disagio che la stessa crea e chiediamo che sia emanato senza ulteriore indugio un decreto che disponga la non applicazione degli Isa per l’anno 2018, alla luce delle evidenti e conclamate difficoltà operative.

La ringraziamo per l’attenzione e con l’occasione rinnoviamo i migliori auguri per l’incarico”.

Il richiedere la non applicazione degli ISA o renderli facoltativi genera, però, un problema in termini di entrate nelle casse dello Stato. Il quotidiano Il Sole 24 Ore ha stimato in circa settecento/ottocento milioni la copertura necessaria per ottenere il risultato reclamato dalle associazioni, quindi garantire il medesimo gettito fiscale degli studi di settore mandati in pensione.

 

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