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3 Dicembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Italia: al penultimo posto in Europa per investimenti esteri

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Ma quanto conviene investire in Italia? Il nostro Paese è ancora un obiettivo delle grandi multinazionali? Tante tasse, una burocrazia asfissiante, poca certezza del diritto, una giustizia civile lenta e poco efficiente, tempi di pagamento della nostra Pubblica Amministrazione tra i più elevati d’Europa e un deficit infrastrutturale spaventoso. Questi sono i fattori principali che collocano l’Italia al penultimo posto nell’Unione Europea per gli Investimenti Diretti Esteri (IDE), cioè una categoria di investimenti che riflette l’obiettivo di stabilire un interesse duraturo da parte di un’impresa residente in un’economia (investitore diretto) in un’impresa (impresa di investimento diretto) residente in un’economia diversa da quella dell’investitore diretto.

Nel 2018, gli IDE ammontavano al 20,5 per cento del Pil, pari a 361,1 miliardi di euro. Tra i paesi dell’Unione Europea monitorati dall’OCSE, solo la Grecia registra un risultato peggiore del nostro ed è sconfortante ammettere che gli interessi degli investitori stranieri si sono spostati verso altri lidi, come sottolineato dall’indagine svolta dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre. Emblematico il caso di IKEA, che nel veronese ha deciso di rinunciare alla realizzazione di un nuovo punto vendita per problemi legislativi a livello amministrativo, con conseguente perdita – secondo l’azienda svedese – di mille posti di lavoro e un indotto da 250 milioni di euro l’anno.

Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (anno 2017), le multinazionali, ovvero le imprese a controllo estero residenti in Italia, sfiorano le 15 mila unità, danno lavoro a poco più di 1.350.000 addetti e producono 572,3 miliardi di euro di fatturato all’anno.

Dei 372,1 miliardi di euro di IDE presenti nel nostro paese nel 2017, il 27,8 per cento circa (pari a 103,4 miliardi di euro) ha interessato il settore manifatturiero (in particolar modo alimentari/bevande, autoveicoli, metalli e prodotti di metallo). Seguono la attività professionali, scientifiche e tecniche, in parte ascrivibili a consulenze aziendali di vario tipo, che incidono per il 21,4 per cento (79,5 miliardi di euro) e il commercio e l’autoriparazione con il 10,8 per cento (40 miliardi di euro). Gli ambiti dove la presenza pubblica è più significativa sono anche quelli dove si registrano i livelli più bassi di investimenti diretti esteri. E’ il caso del settore artistico con 742 milioni, di quello riferito all’acqua, reti fognarie e rifiuti con 401 milioni e nella sanità/assistenza sociale con 110 milioni di euro.

 

Fonte CGIA Mestre

 

 

 

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