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18 Novembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Italia prima in Europa per il lavoro autonomo

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La cifra di oltre cinque milioni di lavoratori autonomi posiziona l’Italia – fra tutti i Paesi europei – al primo posto come numero di occupati in proprio. L’incidenza sul totale degli occupati è la più alta anche fra i giovani: su poco più di quattro milioni di occupati tra i venticinque e i trentaquattro anni, il 16,3 per cento svolge un lavoro autonomo contro una media UE del 9,4 per cento. A sostenerlo è l’analisi dal titolo “Il lavoro autonomo in Italia, un confronto con l’Europa” condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Dallo studio emerge che i lavoratori autonomi sono mediamente più istruiti dei dipendenti (il 37,2 per cento degli autonomi è laureato rispetto al 27,9 per cento dei dipendenti) e che circa la metà degli occupati indipendenti in Italia sono collocati al vertice della piramide professionale: il 12,3 per cento sono manager o titolari di aziende, il 20,4 per cento professionisti ad alta qualificazione e il 17,1 per cento figure tecniche.

Nonostante i risultati, però, la propensione a mettersi in proprio si riduce sempre di più. Fra il 2009 e il 2018, complici il calo demografico e le maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro, gli autonomi sono diminuiti del 5,14 per cento.

Ad oggi professionisti, imprenditori, artigiani, ma anche consulenti e freelance, riders e lavoratori della gig economy costituiscono un universo ampio e estremamente articolato che contribuisce al 21,7 per cento dell’occupazione del nostro Paese (a fronte di una media europea del 14,3 per cento).

Alla base della decisione di mettersi in proprio nel 39 per cento dei casi c’è l’opportunità di business, mentre nel 24,2 per cento la volontà di mantenere in vita l’attività di famiglia.

Ma essere lavoratori autonomi è un’impresa non priva di ostacoli, in Italia più che altrove: nove autonomi su dieci (89,9 per cento) lamentano la presenza di notevoli difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro, una condizione che in Europa interessa il 71,7 per cento della platea. In testa alle criticità degli italiani spicca il carico burocratico (il 25,8 per cento degli autonomi contro il 13,1 per cento della media europea), seguito dall’instabilità degli incarichi e dei committenti (il 21,6 per cento contro il 12,3 per cento della media europea dichiara di dover affrontare periodi di non lavoro, perché senza progetti o clienti) e dal ritardo dei pagamenti (il 20,2 per cento contro l’11,7 per cento). Pesano, infine, anche la difficoltà di accesso ai finanziamenti, l’impossibilità di incidere sui prezzi di servizi e prodotti e la mancanza di coperture in caso di malattia o infortunio.

 

Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

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