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15 Luglio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Italia prima nel confezionamento e imballaggio

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Si conferma uno dei settori più dinamici del made in Italy quello dei costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio. Primo per quota sull’export totale dei beni strumentali (24,4 per cento), è costituito da 631 aziende dislocate principalmente lungo l’asse della via Emilia, da Milano a Rimini, con distretti produttivi anche in Piemonte, Veneto, Toscana. Questi dati emergono dalla nota diffusa da Ucima, l’associazione nazionale di categoria che riunisce, rappresenta e assiste i costruttori italiani di macchine per il confezionamento e l’imballaggio (oltre cento aziende).

A livello tecnologico e di presidio dei mercati, l’Italia si contende la leadership mondiale con la Germania, generando un quarto dell’export mondiale di macchine. Un settore che non conosce il segno meno e che ha chiuso il 2018 con un fatturato totale di 7,85 miliardi di euro, in crescita del 9,4 per cento sull’anno precedente. Le vendite sul mercato nazionale sono stati pari a 1,6 miliardi di euro, in crescita del 10,7 per cento sul 2017, mentre quelle sui mercati esteri hanno superato i 6 miliardi di euro (6,2) con un tasso di crescita del 9 per cento.

L’Unione Europea è la principale area di destinazione e assorbe il 38,1 per cento (2.050 milioni di Euro) del fatturato totale. Sono in UE, quattro dei maggiori mercati di sbocco dei costruttori italiani: Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Al secondo posto si posiziona l’Asia, con un valore di 1.024 milioni di Euro, seppur in calo dell’8 per cento sul 2017, ed un’incidenza del 19 per cento sul fatturato. Principali mercati del continente asiatico sono Cina (ottavo mercato assoluto), Giappone (undicesimo), India (sedicesimo) e Indonesia (diciannovesimo).

L’importante mercato nord americano è sul terzo gradino del podio, con 741,3 milioni di Euro (13,8 per cento) e un incremento del 25 per cento sull’anno precedente. A determinare il risultato le ottime performance negli Stati Uniti che assorbono oltre il 90 per cento (676,4 milioni di euro) dell’export nell’area e sono cresciuti del 31 per cento. Seguono Centro-Sud America (552,7 milioni di Euro; 10,3 per cento) con Messico e Brasile tra i mercati principali, Europa Extra-UE (518,6 milioni di Euro; 9,6 per cento), con la Federazione Russa settimo mercato di sbocco, Africa e Oceania (492,1 milioni di Euro; 9,1 per cento).

Per quanto riguarda il settore merciologico maggiormente interessato all’acquisto di macchinari, il 2018 conferma una predominanza dell’industria alimentare (food e beverage), che incide per il 55,3 per cento sul volume d’affari complessivo. Il food risulta nel 2018 il primo cliente, assorbendo il 29,2 per cento (2.293 milioni di euro) del fatturato totale, con una propensione all’export del 72 per cento.

Il beverage si colloca al secondo posto, assorbendo il 26,1 per cento del fatturato totale. Le vendite in questo settore sono destinate ai mercati esteri per l’82 per cento. Segue il settore “Altro” – che include macchine per il tabacco, tissue, ecc. – che raggiunge la quota di 1.584 milioni di Euro (20,1 per cento del totale), con una propensione esportativa dell’86 per cento, e quindi il mercato delle macchine per il settore farmaceutico con 1.360 milioni di Euro (17,3 per cento del totale), realizzato per il 79 per cento sui mercati internazionali e che ha fatto registrare gli incrementi maggiori. Chiudono la graduatoria i comparti chimico e cosmetico, con fatturato rispettivamente di 291 e 284 milioni di Euro, e tra le minori percentuali di export, pari per entrambi al 75 per cento. Considerando la suddivisione del fatturato di ogni settore cliente tra vendite in Italia e vendite all’estero, il ‘food’ si afferma il comparto con maggiore quota di vendite interne, mentre la sezione ‘altro’, detiene la quota più rilevante di export.

 

Fonte Ucima

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