Stacca la spina

21 Marzo 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Jonathan ha la febbre e tanta voglia di vivere

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Ho intrecciato lo sguardo con Jonathan Bazzi e la sua opera “Febbre” nel giugno 2019, durante una presentazione del libro presso la libreria Antigone a Milano. Poi, una sera, in un supermercato di Città Studi (quartiere milanese) abbiamo condiviso la coda ad una cassa e all’uscita mi sono lanciato in un saluto e in apprezzamenti per il suo scritto. Ora è candidato al Premio Strega 2020, quanta strada, che gioia.

Febbre è l’opera prima di un ragazzo come tanti che ha deciso di raccontare la sua storia, di presentarsi tramite le pagine di un libro. Jonathan Bazzi è nato a Milano nel 1985 e vive la propria infanzia e adolescenza il quel di Rozzano, estrema periferia sud della città, l’ingresso alla più nota zona del pavese. È proprio da questo paese di 45mila abitanti che parte il primo arco narrativo del libro, dove il figlio di genitori ragazzini e separati cerca di trovare una sua identità, un suo ruolo e di capire chi sia veramente, in un ambiente difficile, duro, fatto di migrazione dal sud, di operai, famiglie in difficoltà, lavori umili, tossici e spacciatori, dove i dialetti principali sono il siciliano, il napoletano e il pugliese mischiati al milanese.

Il secondo arco narrativo che si alterna al primo nei capitoli, invece, è quello di un ragazzo di un metro e settantanove, occhi marroni, pochi capelli castani, molti peli sul corpo, piede numero 43, balbuziente, canino inferiore sinistro spinto in avanti dal dente del giudizio, setto nasale un po’ sporgente, miope, intollerante all’alcol, sieropositivo. Nel gennaio 2016 a Jonathan viene la febbre e non andrà più via. In questo momento comincia il racconto di tutte le paure di un giovane di 31 anni che non riesce a capire che cosa stia succedendo al suo corpo, fino a quando non arriva il risultato del test e la realtà si palesa. Da qui ha inizio una nuova vita, una nuova relazione con se stesso e con le persone a lui vicine.

Il testo parte dalla febbre per poi abilmente dedicarsi ai due carburanti che alimentano il motore di questa storia personale: Rozzano e l’HIV. Una vicenda bella, intensa, potente e sincera, che arriva al cuore passando dalla pancia. A discapito del titolo, Febbre è un libro di vita e non di malattia, offrendo al lettore la possibilità di scegliere le proprie paure: “mi mette più ansia la balbuzie che mi porta a tacere, che la mia sieropositività” ha dichiarato Bazzi. Visto il periodo ne è consigliata la lettura.

Davide Debernardi

 

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