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8 Ottobre 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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La clausola arbitrale funziona

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Con un comunicato stampa congiunto, la Camera Arbitrale di Milano e la testa digitale Legalcommunity (mondo legal in Italia) hanno presentato i risultati della prima indagine italiana sull’arbitrato commerciale.

Si tratta di un report dal titolo “Lo stato dell’arte e l’evoluzione dell’arbitrato commerciale. Il punto di vista dei legali di impresa” e che raccoglie le risposte di 133 legali delle imprese italiane provenienti dai settori dell’energia, bancario-finanziario, industria, servizi, comunicazioni.

L’indagine svolta nei primi sei mesi di quest’anno è costituita da trentacinque domande per un totale di sei sezioni d’inchiesta, con un particolare focus sulle Istituzioni Arbitrali, sugli Arbitri e sulle differenze tra Arbitro Unico e Collegio, sulle caratteristiche che deve avere un buon Arbitro, sul rapporto tra legale interno e avvocato esterno nelle dinamiche di scelta sul ricorso allo strumento arbitrale e sull’ uso della clausola compromissoria. Vediamo i risultati.

Nell’81 per cento dei casi sono state proprio le grandi imprese italiane (con oltre 250 dipendenti, un fatturato annuo superiore a 50 milioni di euro e un bilancio annuo superiore a 43 milioni di euro) a rispondere all’indagine. Le aziende che hanno partecipato all’indagine, operano prevalentemente nel settore dell’energia (17,6 per cento), nel bancario-finanziario (16,18 per cento), nell’industria (11,7 per cento), nei servizi (8,8 per cento), nelle comunicazioni (7,3 per cento). Da questa giuria l’arbitrato ne esce promosso a pieni voti: otto legali di impresa su dieci dichiarano che nei prossimi tre anni continueranno a farne ricorso, inserendo la clausola arbitrale nei contratti, poiché è ritenuto vantaggioso per diversi motivi: maggiore rapidità del procedimento rispetto ai tempi della giustizia ordinaria, possibilità di scegliere gli Arbitri, confidenzialità e tutela della privacy.

Quasi uno su due dei legali intervistati (47 per cento) preferisce l’arbitrato amministrato all’arbitrato ad hoc, considerate le caratteristiche della prevedibilità e della trasparenza delle norme, la prevedibilità dei costi e perché permette il controllo sulla neutralità degli Arbitri, anche se quattro su dieci scelgono di volta in volta in base al caso specifico inerente la controversia.

La selezione dell’istituzione arbitrale è influenzata principalmente dalla reputazione e dalla neutralità della stessa. Tra le altre motivazioni più segnalate: il regolamento adottato dall’istituzione e la trasparenza dell’istituzione (pubblicazione di statistiche, pubblicazione del nominativo degli arbitri nominati).

Il dato sulla frequenza di utilizzo dell’arbitrato internazionale è più alto rispetto al dato sull’uso di quello domestico. Infatti, quasi la metà degli intervistati (41 per cento) in cinque anni è stato coinvolto in arbitrati internazionali da una a cinque volte (rispetto al 35 per cento che dichiara di essere stato coinvolto in un arbitrato domestico da una a cinque volte negli ultimi cinque anni).

La scelta dell’inserimento della clausola arbitrale all’interno della società è quasi totalmente appannaggio del Dipartimento degli Affari Legali (79 per cento). Oltre uno su due (56 per cento) dei legali intervistati dichiara di servirsi sempre di studi legali esterni per farsi rappresentare e assistere negli arbitrati in cui la società è coinvolta. Il ruolo del consulente esterno risulta determinante in particolare per la scelta tra arbitrato ad hoc e amministrato.

Nell’inserire nel contratto una clausola arbitrale la maggior parte dei legali di impresa (39 per cento) preferisce ricorrere ad una clausola standard predisposta dalla stessa azienda di cui fa parte il legale. Oltre un terzo (31 per cento) ricorre a clausole standard elaborate da un’istituzione arbitrale, il 29 per cento ricorre a clausole su misura redatte di volta in volta.

La scelta del Collegio Arbitrale a scapito dell’Arbitro Unico deriva dalla convinzione che il Collegio garantisca un minor rischio di decisioni sbagliate e una migliore qualità del lodo. In seconda battuta si preferisce il Collegio per la possibilità di inserire nel Tribunale Arbitrale un Arbitro di cui si ha stima e fiducia.

Tra le iniziative che potrebbero essere intraprese dalle istituzioni arbitrali per migliorare lo strumento arbitrale, quella che raccoglie maggiori consensi è il garantire una maggiore prevedibilità dei costi che l’impresa deve sostenere durante la procedura. Seguono il mettere a disposizione un albo/elenco degli arbitri e aumentare la trasparenza (nomine dell’istituzione, decisioni su indipendenza e ricusazione).

Tra le tecnologie di cui si auspica un maggior utilizzo nell’arbitrato emergono: la videoconferenza con sale di udienza virtuali, il deposito e l’archiviazione online e centralizzata di tutta la documentazione relativa al caso e le tecnologie per le udienze (es. trascrizioni in tempo reale, presentazioni multimediali).

 

Fonte Camera Arbitrale di Milano

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