Giurisprudenza

15 Maggio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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La donazione indiretta annulla l’accertamento

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È illegittimo l’accertamento sintetico scaturente dall’acquisto di un immobile nell’ipotesi in cui il contribuente giustifichi la compravendita con economie terze, ovvero con una donazione indiretta. Lo ha stabilito la Cassazione con l’ordinanza n. 11428 del 30 aprile 2019.

I fatti sono i seguenti. La Commissione tributaria regionale per la Puglia in Bari ha confermato la sentenza di primo grado che aveva respinto il ricorso proposto dal Sig. R. C. avverso l’avviso di accertamento relativo a maggior reddito IRPEF per l’anno di imposta 2004. Ha rilevato il giudice di appello che i motivi di gravame non erano idonei a scalfire la correttezza della sentenza di primo grado che aveva accertato, sulla base dell’esame della documentazione in atti, che l’accertamento presuntivo di maggior reddito era legittimo, in quanto fondato su elementi indiziari gravi e concordanti, in quanto basati anche su atti pubblici, in relazione al cui contenuto il contribuente non aveva dimostrato l’inerenza tra gli assegni di cui era stato trovato in possesso e l’acquisto degli immobili oggetto dei citati atti.

R.C. ricorre in Cassazione poiché la sentenza non aveva esaminato tutte le prove acquisite in atti e per aver erroneamente interpretato quelle esaminate. L’Agenzia propone controricorso.

La Corte accetta il ricorso e rigetta la sentenza. La CTR liquida l’accertamento istruttorio asserendo che il contribuente non avrebbe assolto all’onere di dimostrare la connessione tra gli assegni bancari depositati in atti e gli acquisti degli immobili a sé intestati.   Secondo gli Ermellini, una simile motivazione finisce tuttavia per mostrarsi gravemente insufficiente. Invero è che il giudice non può, quando esamina i fatti di prova, limitarsi ad enunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, perché questo è il solo contenuto “statico” della complessa dichiarazione motivazionale, ma deve anche descrivere il processo cognitivo attraverso il quale è passato dalla sua situazione di iniziale ignoranza dei fatti alla situazione finale costituita dal giudizio, che rappresenta il necessario contenuto “dinamico” della dichiarazione stessa.

Nel caso di R.C. risultava completamente omessa ogni considerazione in relazione alle allegazioni del contribuente tendenti a dimostrare la natura di donazione indiretta degli immobili, non potendosi ritenere sufficiente l’affermato mancato collegamento degli assegni con l’acquisto degli immobili, laddove non si confutino anche quelle allegazioni mirate a qualificare la natura del rapporto che avrebbe dato luogo allo spostamento di ricchezza rilevante ai fini della tassazione.

I contribuenti, spesso, per giustificare la capacità contributiva sottostante agli incrementi patrimoniali (e – più raramente – alla disponibilità di beni e servizi valutati dal redditometro) fanno riferimento a un atto di liberalità in proprio favore. Detto questo, è la stessa Suprema Corte a ricordare che la prova delle liberalità che hanno consentito in tutto o in parte l’incremento patrimoniale deve essere documentale e conseguentemente la motivazione della sentenza deve fare preciso riferimento ai documenti che la sorreggono ed al loro contenuto.

Le liberalità indirette si definiscono come “atti di disposizione, non formalizzati in atti pubblici, che perseguono le stesse finalità delle donazioni tipiche”. In particolare, “per tutti gli acquisti immobiliari finanziati da terzi sarà possibile dichiarare in atto che il pagamento è avvenuto a cura del soggetto donante, così da consentire alle famiglie di rendere trasparenti i loro rapporti economici (ad esempio, la dazione di denaro dal padre al figlio ovvero il pagamento del relativo prezzo da parte del padre per l’acquisto di una casa)”.

La donazione indiretta che proviene da soggetti terzi, diversi dai familiari, deve essere adeguatamente provata. L’assolvimento dell’onere probatorio è maggiormente necessario qualora si tratti di giustificare ingenti spese (come un immobile). In questo caso, secondo l’orientamento prevalente della Cassazione, occorre dimostrare non solo la provenienza (da familiari o da terzi) della provvista ma anche il collegamento tra disponibilità finanziaria e spesa, così che l’eventuale possesso di redditi anche consistenti da parte di familiari non è di per sé sufficiente ove non si dimostri altresì che “proprio quei redditi siano stati impiegati” per realizzare l’incremento patrimoniale (Cass. n. 4138/2013 nonché n. 3111/2014).

Infine, la Cassazione, con la sentenza n. 14063/2014, ha sottolineato che la liberalità del genitore nei confronti di un figlio costituisce evento probabile che il contribuente ha l’onere di provare e non un fatto notorio.

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