Fisco

4 Febbraio 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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La nota di variazione IVA e le procedure concorsuali

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L’Agenzia delle entrate, con la risposta a interpello 15 dicembre 2020 n. 593, ha precisato che, ai fini dell’infruttuosità della procedura fallimentare e dell’emissione della nota di variazione IVA, occorre fare riferimento alla scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto o, in mancanza, alla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento.

Verificato tale presupposto, l’esercizio della detrazione dell’IVA resta subordinato alle condizioni di legge (art. 19 del DPR 633/72): la nota di variazione deve essere emessa (e la maggiore imposta versata detratta) entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui si è verificato il presupposto. Non è ammissibile, invece, far valere la detrazione IVA con la dichiarazione presentata nel maggior termine di novanta giorni dalla scadenza ordinaria.

Se la nota di variazione non è emessa nei termini, quindi, il diritto alla detrazione non può essere esercitato. Tuttavia, se il contribuente, per motivi a lui non imputabili, non è più legittimato alla variazione, può presentare l’istanza di restituzione (art. 30-ter del DPR 633/72).

Nell’ipotesi di fallimento, al fine di individuare l’infruttuosità della procedura, che rappresenta il presupposto per l’emissione della nota di variazione IVA, occorre fare riferimento alla scadenza del termine per le osservazioni al piano di riparto, ovvero, in mancanza, alla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento.

Verificatosi il presupposto anzidetto, l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA resta subordinato alle condizioni imposte dall’art. 19 del DPR 633/72. In proposito, l’Agenzia delle Entrate (circolare n.1 del 17 gennaio 2018) ha precisato che la nota di variazione in diminuzione deve essere emessa (e la maggiore imposta a suo tempo versata può essere detratta), al più tardi, entro la data di presentazione della dichiarazione IVA relativa all’anno in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione, cioè, a regime, entro il 30 aprile. Se i termini non sono rispettati, il diritto alla detrazione non può essere esercitato (si considerano valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva l’applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo).

Inoltre, l’Agenzia precisa che se il contribuente, per motivi a lui non imputabili, non è più legittimato a emettere una nota di variazione in diminuzione, per recuperare l’IVA versata e non incassata, in attuazione del principio di neutralità può presentare istanza di rimborso.

Il soggetto passivo presenta la domanda di restituzione dell’imposta non dovuta, a pena di decadenza, entro il termine di due anni dalla data del versamento della medesima ovvero, se successivo, dal giorno in cui si è verificato il presupposto per la restituzione. BNel caso dell’interpello 593/2020 il presupposto per la restituzione è rappresentato dalla scadenza del termine per il reclamo al decreto di chiusura del fallimento.

 

Fonte Agenzia delle entrate

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