Giurisprudenza

29 Aprile 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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L’accesso abusivo al cassetto fiscale è reato

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L’accesso abusivo al sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate ed ai luoghi, virtuali, di esclusiva riferibilità del contribuente/soggetto privato titolare e protetti da password, costituiti dal cassetto fiscale, integra il reato previsto dall’art. 615-ter c.p. Tale servizio informatico fiscale rientra, infatti, nell’alveo della nozione di domicilio informatico, alla cui inviolabilità è diretta la tutela penale sancita dalla fattispecie.

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 15899 depositata il 27 aprile 2021 ha confermato quanto disposto nell’art. 615-ter del codice penale.

Il caso: la Corte d’Appello di Napoli ha confermato la sentenza del Tribunale di Torino del con cui A.G. è stata condannata alla pena di 15 giorni di reclusione in relazione al reato di cui all’art. 615-ter c.p. per aver modificato ed utilizzato la password di accesso al cassetto fiscale della sorella L., aperto presso l’Agenzia delle Entrate, al fine di continuare a gestire il patrimonio familiare pur dopo la cessazione della delega ad agire per conto di costei e i dissidi insorti tra loro (in particolare, per registrare le locazioni relative agli immobili di famiglia). L’imputata, tramite il suo avvocato, ha proposto ricorso.

Gli ermellini hanno dichiarato inammissibile il ricorso partendo da due presupposti. Costituisce un sistema informatico quel complesso organico di elementi fisici (hardware) ed astratti (software) che compongono un apparato di elaborazione dati, nei termini di “qualsiasi apparecchiatura o gruppo di apparecchiature interconnesse o collegate, una o più delle quali, in base ad un programma, compiono l’elaborazione automatica di dati”. Inoltre, integra il delitto previsto dall’art. 615-ter c.p. colui che, pur essendo abilitato, acceda o si mantenga in un sistema informatico o telematico protetto violando le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso, rimanendo invece irrilevanti, ai fini della sussistenza del reato, gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato l’ingresso nel sistema.

Nella fattispecie in esame, vi è stato un accesso abusivo al sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate ed ai luoghi, virtuali, di esclusiva riferibilità del contribuente/soggetto privato titolare e protetti da password, costituiti dal cassetto fiscale, e cioè un servizio informatico che consente la consultazione delle proprie informazioni fiscali, come i dati anagrafici e delle dichiarazioni fiscali; i dati di rimborsi e dei versamenti effettuati tramite modelli F24 ed F23; gli atti del registro ed i propri dati patrimoniali. Tale servizio informatico fiscale, definito cassetto fiscale, rientra nell’alveo della nozione di domicilio informatico, alla cui inviolabilità è diretta la tutela penale del precetto previsto dall’art. 615-ter c.p.

La ricorrente si è introdotta nel cassetto fiscale della vittima, utilizzando indebitamente password ottenute in vece della titolare di detto cassetto (e verosimilmente ivi si è trattenuta per compiere registrazioni, ma la contestazione di reato attiene alla sola condotta di accesso abusivo), senza il consenso di costei, ignorando deliberatamente la volontà palese della persona offesa di non autorizzarla più ad operare in sua delega.

La mancanza di consenso – oltre al dolo generico – è stata tratta da elementi concreti di indiscutibile valenza: l’interruzione dei rapporti e l’astio manifesto tra le due sorelle con la conseguente modifica delle password di ingresso al cassetto fiscale già in possesso della ricorrente da parte della persona offesa; l’essersi procurata l’imputata password di nuovo conio all’insaputa della sorella (che non era riuscita ad entrare in ragione di tale modifica proditoria); infine, l’aver operato nel sistema informatico per la registrazione del contratto di locazione, immediatamente dopo essersi procurata le nuove chiavi d’accesso.

 

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