Mondo Impresa

1 Luglio 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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L’artigiano, un mestiere che non attira i giovani

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Secondo uno studio Unioncamere e InfoCamere sull’evoluzione delle imprese individuali artigiane negli ultimi dieci anni, le imprese artigiane diminuiscono, la classe imprenditoriale invecchia ed è meno fiduciosa sul futuro. Ma gli artigiani 4.0 sono più ottimisti. Nonostante l’artigianato pesi per il 9,5 per cento sul Pil e rappresenti il 21,2 per cento delle imprese, il mestiere dell’artigiano rischia di attrarre sempre meno giovani: in dieci anni si sono perse 28mila imprese di under 30, diminuite del 41,9 per cento rispetto al 2011. Mentre sono cresciute del 47 per cento le ditte individuali guidate dagli over 70, con punte che superano il 50 per cento al Mezzogiorno.

La difficoltà di ricambio generazionale potrebbe mettere a dura prova il futuro dell’imprenditoria artigiana che tra marzo 2021 e marzo 2011 ha già subito un calo complessivo di 170mila unità (-11,7 per cento) portando a 1,3 milioni il totale dell’imprese artigiane. Sono in particolare le ditte individuali, che rappresentano oltre l’80 per cento del comparto, a registrare perdite maggiori (-12,1 per cento). A livello regionale peggio fanno Abruzzo (-21 per cento), Sardegna (-18 per cento), Basilicata e Sicilia (che registrano entrambe – 17 per cento).

Il Covid ha pesato ulteriormente su questa situazione. Nel 2020 il 70 per cento delle imprese artigiane ha subito una riduzione di fatturato contro il 63 per cento delle altre aziende. E anche sul futuro gli artigiani sono molto cauti. Solo il 54 per cento prevede di recuperare i livelli produttivi entro il prossimo anno, una quota che scende addirittura al 46 per cento per quelle realtà artigianali alle prese con problemi di passaggio generazionale. La qualità dei prodotti rimane comunque per l’artigianato un fattore essenziale di competizione: il 43 per cento delle imprese artigiane punta esclusivamente su questa leva per battere la concorrenza, contro il 39 per cento del resto delle altre imprese.

Il profilo dell’impresa artigiana resta fortemente ancorato alla dimensione individuale. Alla fine di marzo di quest’anno il 77,7 per cento di tutte le imprese artigiane operava con la forma più semplice e meno strutturata, una percentuale del tutto in linea con quella rilevata dieci anni prima (78,1 per cento). Dal punto di vista territoriale, questa connotazione caratterizza in modo particolare le regioni del Centro-Sud, con in testa il Lazio (83,4 per cento) seguito da Campania e Puglia (83,3 per cento) con Sicilia e Sardegna a chiudere le prime cinque posizioni (rispettivamente a 83 e 82,9 per cento). Sul versante opposto, le regioni in cui la percentuale di imprese artigiane individuali è più contenuta sono concentrate al Centro-Nord Est: a cominciare dalle Marche (70,9 per cento) per proseguire con Veneto (71,9 per cento), Trentino-Alto Adige (72,1 per cento), Umbria (72,4 per cento) e, per finire, Emilia-Romagna (74,6 per cento). Tra i settori, il più popolato da questa forma giuridica è quello delle Altre attività di servizi, in cui la quota di imprese individuali tocca l’87,3 per cento. A seguire i Trasporti e magazzinaggio (82,6 per cento) e le Costruzioni (83,1 per cento).

Analizzando il progressivo spostamento dell’età dei titolari di imprese artigiane emerge che se nel 2011 per ogni imprenditore over 70 c’erano almeno due titolari d’impresa under 30 pronti a sostituirlo, nel 2021 questo ricambio tra generazioni è sceso a meno di uno, fatta eccezione per il Nord Ovest dove la situazione appare più bilanciata. La riduzione dei titolari under 30 tocca più da vicino gli uomini (-46 per cento nel periodo) che le donne (-24 per cento), mentre l’invecchiamento colpisce più le donne degli uomini (+72 per cento le over 70 artigiane contro il +45 per cento).

 

 

Fonte Unioncamere

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