Fisco

14 Gennaio 2020 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Legge di bilancio 2020: credito d’imposta per investimenti in beni strumentali

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L’articolo 1 commi dal 184 al 197 della Legge di bilancio 2020 non conferma il super e iper ammortamento, ma prevede un nuovo credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali.

L’agevolazione riguarda tutte le imprese che abbiano rispettato i seguenti criteri: rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore; corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori; non aver subito sanzioni interdittive ai sensi dell’art. 9 co. 2 del DLgs. 231/2000; non trovarsi in procedure concorsuali. Gli esercenti arti e professioni possono fruire soltanto del credito d’imposta “generale”.

Gli investimenti in oggetto sono inerenti ai medesimi beni relativi al super e iper ammortamento, ossia i beni materiali strumentali nuovi ordinari, vale a dire funzionali all’esercizio dell’impresa; i beni materiali dell’Allegato A e quelli immateriali dell’Allegato B. Tutti i beni devono essere destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato. Sono esclusi dall’agevolazione: i veicoli e gli altri mezzi di trasporto di cui all’art. 164 del TUIR; i beni per i quali il DM 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento; i fabbricati e le costruzioni; i beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti; i beni di cui all’Allegato 3 alla L. 208/2015.

Dal punto di vista temporale, sono agevolabili gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2020 al 31 dicembre 2020. Il credito d’imposta spetta altresì per gli investimenti effettuati entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione. Attenzione, in tutti quei casi in cui il bene è stato ordinato nel 2019 con il pagamento dell’acconto del 20 per cento, la nuova disciplina non si applica: infatti, rimangono in vigore le norme relative al super e iper ammortamento.

La misura dell’agevolazione differisce in base alla tipologia d’investimento. Per i beni materiali strumentali nuovi, diversi da quelli “4.0”, il credito d’imposta “generale” è riconosciuto (alle imprese e agli esercenti arti e professioni) nella misura del 6 per cento del costo, con costi ammissibili pari a 2 milioni di euro.

Per gli investimenti avente oggetto beni materiali (Allegato A) il credito d’imposta è fissato, solo alle imprese, nella misura del 40 per cento per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro e nella misura del 20 per cento tra i 2,5 milioni di euro e i 10 milioni di euro.

In tema, invece, di beni immateriali (Allegato B) il nuovo credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 15 per cento del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 700 mila euro.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite F24 e spetta per i beni materiali (sia “ordinari” che “4.0”) in cinque quote annuali di pari importo, mentre per i soli investimenti in beni immateriali in tre quote annuali. Nel caso degli investimenti in beni materiali “ordinari” è utilizzabile a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni, mentre per gli investimenti nei beni “Industria 4.0” a decorrere dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione. Il credito d’imposta non può formare oggetto di cessione o trasferimento neanche all’interno del consolidato fiscale.

Se entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento i beni agevolati sono ceduti a titolo oneroso oppure sono destinati a strutture produttive ubicate all’estero, anche se appartenenti allo stesso soggetto, il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto, escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo.

Ai fini dei successivi controlli, occorre conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili. Inoltre, le fatture e gli altri documenti relativi all’acquisizione di tutti i beni agevolati devono contenere una dicitura specifica recante il riferimento alla disposizione agevolativa, ad esempio: “Bene agevolabile ai sensi dell’art. 1 co. 184 – 194 della L. 160/2019”. Dalla lettura della norma, non sono ancora chiare le conseguenze della mancata indicazione della dicitura in fattura.

 

ALLEGATO A

ALLEGATO B

 

 

 

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