Fisco

12 Gennaio 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Legge di Bilancio 2021 e i beni strumentali nuovi. Credito d’imposta aggiornato

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La legge di Bilancio 2021 stabilisce che a tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, comprese le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito dell’impresa, che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato, a decorrere dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero entro il 30 giugno 2023, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione, è riconosciuto un credito d’imposta in relazione alle diverse tipologie di beni agevolabili.

Il credito d’imposta non spetta alle imprese in stato di liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale o sottoposte ad altra procedura concorsuale. Per le imprese ammesse al credito d’imposta, la fruizione del beneficio spettante è comunque subordinata alla condizione del rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro applicabili in ciascun settore e al corretto adempimento degli obblighi di versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a favore dei lavoratori.

Gli investimenti in oggetto sono inerenti a: beni materiali strumentali nuovi ordinari, vale a dire funzionali all’esercizio dell’impresa; i beni materiali dell’Allegato A e quelli immateriali dell’Allegato B. Sono esclusi dall’agevolazione: i veicoli e gli altri mezzi di trasporto di cui all’art. 164 del TUIR; i beni per i quali il DM 31 dicembre 1988 stabilisce coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5 per cento; i fabbricati e le costruzioni; i beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti; i beni di cui all’Allegato 3 alla L. 208/2015.

La misura dell’agevolazione differisce in base alla tipologia d’investimento e al momento di attuazione. Per i beni materiali strumentali nuovi, diversi da quelli “4.0”, il credito d’imposta “generale” è riconosciuto (alle imprese e agli esercenti arti e professioni) nella misura del 10 per cento del costo, con costi ammissibili pari a 2 milioni di euro per i beni materiali e di 1 milione per i beni immateriali, elevato al 15 per cento per gli strumenti e dispositivi tecnologici per la realizzazione di forme di lavoro agile. Questo nel caso in cui gli investimenti siano effettuati dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (ovvero fino al 30 giugno 2022, se entro il 31 dicembre 2021 l’ordine è stato accettato dal venditore ed è stato pagato almeno il 20% del prezzo).

Invece, nell’ipotesi in cui gli investimenti siano effettuati dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2022 (ovvero fino al 30 giugno 2023, se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine è stato accettato dal venditore ed è stato pagato almeno il 20 per cento del prezzo), il credito d’imposta è pari al 6 per cento del costo, sempre su un importo massimo di 2 milioni di euro per i beni materiali e di 1 milione per i beni immateriali.

Per gli investimenti avente oggetto beni materiali (Allegato A) il credito d’imposta varia in base alla fascia temporale dell’investimento. In caso in caso di investimenti effettuati dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2021 (ovvero fino al 30 giugno 2022, se entro il 31 dicembre 2021 l’ordine è stato accettato dal venditore ed è stato pagato almeno il 20 per cento del prezzo): a) 50 per cento del costo di acquisizione, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro; b) 30 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni; c) 10 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni.

Con investimenti effettuati dal 1° gennaio e fino al 31 dicembre 2022 (ovvero fino al 30 giugno 2023, se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine è stato accettato dal venditore ed è stato pagato almeno il 20 per cento del prezzo), le percentuali variano: a) 40 per cento del costo di acquisizione, per la quota di investimenti fino a 2,5 milioni di euro; b) 20 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 2,5 milioni e fino a 10 milioni; c) 10 per cento del costo, per la quota di investimenti superiori a 10 milioni e fino a 20 milioni.

In tema di beni immateriali (Allegato B), il nuovo credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 20 per cento del costo, nel limite massimo di costi ammissibili pari a 1 milione di euro. La misura è valida per tutto il periodo, ossia dal 16 novembre 2020 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero fino al 30 giugno 2023, se entro il 31 dicembre 2022 l’ordine è stato accettato dal venditore ed è stato pagato almeno il 20 per cento del prezzo. Sono agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni mediante soluzioni di cloud computing, per la quota imputabile per competenza.

Gli esercenti arti e professioni, invece, sono ammessi soltanto al credito per investimenti in beni strumentali “ordinari”, cioè non inclusi negli allegati A (beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese secondo il modello “Industria 4.0”) e B (beni immateriali).

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite F24 e spetta per i beni materiali (sia “ordinari” che “4.0”) in tre quote annuali di pari importo, (con l’eccezione degli investimenti in beni “ordinari” effettuati nel periodo compreso tra il 16 novembre 2020 e il 31 dicembre 2021 da parte dei soggetti con volume di ricavi o compensi inferiori a 5 milioni di euro, che possono sfruttare il bonus in un’unica soluzione). Nel caso degli investimenti in beni materiali “ordinari” è utilizzabile a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni, mentre per gli investimenti nei beni “Industria 4.0” a decorrere dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione. Il credito d’imposta non può formare oggetto di cessione o trasferimento neanche all’interno del consolidato fiscale.

 

ALLEGATO A

ALLEGATO B

 

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