Giurisprudenza

12 Settembre 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Legittimazione del curatore contro il decreto di sequestro

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L’articolo 320 (rubricato “Legittimazione del curatore”) del nuovo Codice della crisi d’impresa dispone quanto segue: “Contro il decreto di sequestro e le ordinanze in materia di sequestro il curatore può proporre richiesta di riesame e appello nei casi, nei termini e con le modalità previsti dal codice di procedura penale. Nei predetti termini e modalità il curatore è legittimato a proporre ricorso per cassazione”.

Nonostante l’entrata in vigore dell’articolo sia prevista per il 15 agosto 2020, la disposizione è già un punto di riferimento giurisprudenziale ai fini interpretativi, come dimostra la sentenza della Cassazione penale n. 37638 depositata l’11 settembre 2019.

Il tema è quello della legittimazione del curatore fallimentare ad impugnare un provvedimento di sequestro preventivo disposto dopo la dichiarazione di fallimento della società.

Il Tribunale del riesame di Sassari ha dichiarato inammissibile la richiesta di riesame, proposta dal curatore fallimentare della società XXX s.r.l. avente ad oggetto il decreto di sequestro preventivo di un immobile della stessa società finalizzato alla confisca equivalente al valore della somma di euro XXX ritenuta, quest’ultima, il profitto derivante del reato di “Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”, compiuto dal legale rappresentante della società e dall’illecito dell’ente.

Il Tribunale, facendo riferimento ad una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ha negato la legittimazione ad agire del curatore anche nella fattispecie in esame in cui il sequestro è stato disposto dopo la dichiarazione di fallimento della società.

Le Sezioni Unite hanno statuito che la confisca obbligatoria trova l’unico limite di applicabilità nella appartenenza del bene sequestrato ad una persona estranea al reato, ma non anche nella sussistenza di un diritto di credito che potrebbe essere soddisfatto mediante il bene in sequestro. Il creditore che non abbia ancora ottenuto l’assegnazione del bene a conclusione della procedura concorsuale non può assolutamente essere considerato terzo titolare di un diritto acquisito in buona fede perché prima di tale momento egli vanta una semplice pretesa, ma non certo la titolarità di un diritto reale su un bene; perciò, legittimamente, su quei beni potranno insistere il sequestro penale prima e la confisca poi.

Quindi, si è negata al curatore fallimentare la legittimazione a proporre impugnazione avverso il provvedimento di sequestro preventivo funzionale alla confisca dei beni della società fallita. Il curatore sarebbe, secondo tale linea interpretativa, un soggetto terzo rispetto al procedimento cautelare, non titolare di diritti (di proprietà) sui beni in sequestro, né rappresentante dei creditori, a loro volta non titolari di alcun diritto sui beni prima della assegnazione degli stessi e della conclusione della procedura concorsuale.

Se però il sequestro preventivo del bene è successivo alla dichiarazione di fallimento, la situazione cambia, così ha stabilito la sentenza n. 37638 della Cassazione penale. Nel caso di sequestro preventivo successivo alla dichiarazione di fallimento, esiste un concreto interesse del curatore ad impugnare un provvedimento di sequestro penale. Il curatore ha sui beni del fallimento un potere di fatto corrispondente ad una relazione sostanziale e strettamente correlato alla natura ed alle funzioni, di derivazione pubblicistica.

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