Giurisprudenza

5 Marzo 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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L’indebita compensazione di tributi

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L’articolo 10 quater – rubricato “Indebita compensazione” – del DLgs. n. 74/2000 (Nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto) dispone quanto segue: è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti non spettanti, per un importo annuo superiore a cinquantamila euro; è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque non versa le somme dovute, utilizzando in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, crediti inesistenti per un importo annuo superiore ai cinquantamila euro.

Il caso riguarda gli amministratori di una s.n.c. condannati per una serie di reati fiscali di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed indebita compensazione di crediti inesistenti o non spettanti (artt. 2 e 10-quater del DLgs. n. 74 del 2000). La Corte d’appello di Trieste ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, confermando la responsabilità degli imputati, dichiarando non doversi procedere per intervenuta prescrizione con riferimento ai fatti più risalenti e riducendo, di conseguenza, la pena e la misura della confisca inflitta in primo grado.

Avverso la sentenza un imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, deducendo, tra l’altro, l’erronea applicazione dell’art. 10-quater del DLgs. n. 74 del 2000, perché la Corte d’appello avrebbe ritenuto superata la soglia di punibilità, computando il complesso delle imposte, nonostante il riferimento della norma afe sole IVA e imposte sul reddito, oltre la mancata applicazione della più favorevole soglia di punibilità prevista dall’attuale formulazione dell’art. 10-bis del DLgs. n. 74 del 2000, alla quale l’art. 10-quater farebbe riferimento.

La sentenza della Cassazione penale (n. 8689 del 28 febbraio 2019) ha ritenuto inammissibili i ricorsi, stabilendo che il reato di indebita compensazione di crediti non spettanti o inesistenti, ex art. 10-quater del DLgs. 74/2000, è configurabile sia nel caso di compensazione verticale (ossia riguardante crediti e debiti afferenti alla medesima imposta), sia in caso di compensazione orizzontale (ossia riguardante crediti e debiti di imposta di natura diversa). Si tratta di un’interpretazione che, nel delineare una struttura asimmetrica dell’art. 10-quater, è del tutto compatibile con la ratio complessiva nel DLgs. 74/2000, perché tale testo normativo è diretto a sanzionare le violazioni in materia di IVA e imposte sui redditi e, dunque, prende in considerazione solo tali tipologie di tributi sul lato passivo, ma non anche sul lato attivo, potendo venire in rilievo, quale strumento per diminuire artificiosamente l’entità dell’imposta da versare, qualunque tributo o contributo che possa essere opposto in compensazione secondo le norme generali.

 

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