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2 Aprile 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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L’OCSE critica e sprona l’Italia

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Il 1° aprile 2019, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, e il Segretario Generale dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), Angel Gurria, hanno presentato al MEF il Rapporto economico sull’Italia 2019. Il documento, pubblicato dall’OCSE ogni due anni per ciascun Paese UE, fornisce valutazioni in merito al quadro macroeconomico nazionale e indica alcune raccomandazioni di politica economica. Analizziamo i punti essenziali.

Secondo il rapporto, dopo una modesta ripresa, l’economia italiana si sta indebolendo. Negli ultimi anni, il contesto economico globale favorevole, una politica monetaria espansiva, le riforme strutturali e una politica di bilancio prudente hanno sostenuto la graduale ripresa economica dell’Italia. Le esportazioni, il consumo privato e, più recentemente, gli investimenti hanno trainato la crescita, rafforzata da una transizione delle industrie esportatrici verso prodotti a più elevato valore aggiunto. Il tasso di occupazione è aumentato di tre punti percentuali dal 2015 e la salute del sistema bancario è migliorata. Tuttavia la ripresa ha rallentato. Secondo le previsioni, il PIL dovrebbe registrare una contrazione dello 0,2 per cento nel 2019 e un aumento dello 0,5 per cento nel 2020. La politica di bilancio espansiva e una debole crescita faranno lievitare il disavanzo delle finanze pubbliche, che passerà dal 2,1 per cento del PIL nel 2018 al 2,5 per cento nel 2019. Il bilancio 2019 persegue giustamente l’obiettivo di assistere i cittadini poveri, ma gli effetti positivi sulla crescita dovrebbero essere scarsi, in particolare a medio termine. Il nuovo reddito minimo garantito (Reddito di Cittadinanza), che sostituisce il Reddito d’Inclusione (REI), stanzia fondi supplementari significativi per i programmi di contrasto alla povertà, ma la sua efficacia dipenderà in misura cruciale da sostanziali miglioramenti dei programmi di formazione e ricerca di lavoro. L’abbassamento dell’età pensionabile a sessantadue anni con almeno trentotto anni di contributi rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo sotto il profilo attuariale, accrescerà la diseguaglianza intergenerazionale e farà aumentare il debito pubblico.

In Italia perdurano problemi economici e sociali di lunga data. Il PIL reale pro capite è praticamente al livello del 2000 e nettamente inferiore al picco precedente la crisi. Sebbene il tasso di occupazione sia aumentato, è ancora uno dei più bassi tra quelli dei Paesi dell’OCSE, in particolare per le donne. La qualità del lavoro è bassa e la discrepanza tra gli impieghi e le qualifiche dei lavoratori è elevata se raffrontata su scala internazionale. La crescita della produttività è stata debole o negativa negli ultimi venticinque anni. I tassi di povertà assoluta per i giovani sono nettamente aumentati in seguito alla crisi e rimangono elevati. I tassi di povertà variano notevolmente da una regione all’altra e nelle regioni meridionali sono tra i più elevati dell’Unione Europea. Solo una piccola quota delle prestazioni sociali (escluse le pensioni) destinate alla popolazione in età lavorativa viene versata alle persone che ne hanno più bisogno. La penuria di opportunità professionali spinge molti giovani a emigrare, aggravando il processo di già rapido invecchiamento della popolazione. Le variazioni regionali del PIL pro capite e del tasso di occupazione, già significative, si sono ampliate ulteriormente negli ultimi decenni. Le disparità regionali dei tassi di occupazione spiegano in larga misura la differenza del tenore di vita tra una regione e l’altra. Le fonti di energia rinnovabili si sono sviluppate rapidamente dal 2000 al 2015 circa, ma da allora sono in fase di stallo. L’inquinamento atmosferico è elevato in alcune aree, con conseguente mortalità elevata e danneggiando il benessere. Altre sfide ambientali sono causate da lacune della pubblica amministrazione, che portano a irregolarità nella raccolta e nel trattamento dei rifiuti e a carenze nella gestione dei rischi idrogeologici. La frammentazione amministrativa e l’autorità limitata degli organismi metropolitani costituiscono un ostacolo all’integrazione delle politiche di gestione del suolo e dei trasporti, ostacolando la definizione di politiche di crescita verde.

Un vasto pacchetto di riforme è essenziale per rafforzare la crescita e l’inclusione sociale. L’Italia deve affrontare la doppia sfida di rilanciare la crescita e renderla più inclusiva e contemporaneamente ridurre il debito pubblico. Per affrontare le sfide strutturali dell’Italia, è necessario un pacchetto di riforme pluriennali che consenta una crescita più solida e inclusiva e ripristini la fiducia nella capacità del Paese di avviare riforme. L’ambizioso pacchetto di riforme proposto nel presente studio favorirebbe l’aumento dell’occupazione, accrescerebbe il benessere e accelererebbe la crescita della produttività. Entro il 2030 la crescita annuale del PIL passerebbe dallo 0,6 per cento previsto con le politiche attuali a oltre l’1,5 per cento. Se combinato con un aumento dell’avanzo primario a oltre il 2 per cento, il pacchetto di riforme proposto contribuirebbe alla diminuzione del rapporto debito/PIL. L’aumento della crescita della produttività è essenziale per migliorare il tenore di vita e compensare il forte effetto negativo dell’invecchiamento demografico e della diminuzione della popolazione attiva. Ciò richiederà la promozione della concorrenza nei mercati tuttora protetti, come i servizi professionali e i servizi pubblici locali, lo sviluppo delle dinamiche d’impresa e dell’innovazione, anche attraverso incentivi mirati legati al programma Industria 4.0, la rimozione degli ostacoli che frenano la crescita delle PMI e il miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione aumentando la responsabilità e la trasparenza e proseguendo la digitalizzazione del settore pubblico. Un programma credibile a medio termine per ridurre il rapporto debito/PIL migliorerà la credibilità di bilancio e contribuirà a limitare il premio di rischio sul debito pubblico. In assenza di una politica di bilancio sostenibile, il margine per migliorare le infrastrutture, aiutare la popolazione disagiata e fornire i servizi pubblici attesi dai cittadini si ridurrà. L’elaborazione di leggi di bilancio nel quadro del Patto di Crescita e Stabilità dell’Unione Europea, che dovrebbe essere applicato in modo pragmatico, contribuirebbe a rafforzare la credibilità di bilancio costituendo un riferimento per la politica fiscale. Migliorando a breve la credibilità di bilancio, il premio di rischio sul debito pubblico calerebbe, accelerando la diminuzione del debito pubblico. La spesa pubblica deve diventare più efficiente e deve essere più mirata, con un sistema d’imposizione più equo. L’elaborazione di spending reviews durante la preparazione del bilancio annuale e la loro efficace attuazione favorirebbero la definizione di chiare priorità e una riallocazione della spesa pubblica, contribuendo a liberare risorse per investimenti pubblici e programmi efficaci. Una maggiore adesione spontanea all’obbligo tributario e il contrasto vigoroso dell’evasione fiscale sono essenziali per aumentare il gettito fiscale, consentendo di ridurre le aliquote fiscali e rendendo il sistema tributario più equo. La salute del sistema bancario è migliorata ma persistono alcune sfide. La strategia governativa consistente nell’occuparsi delle banche insolventi attraverso una combinazione di risoluzioni, ricapitalizzazioni e acquisizioni ha prodotto risultati. I coefficienti di capitalizzazione delle banche superano le soglie minime. La consistenza dei crediti in sofferenza nei bilanci delle banche si è nettamente ridotta negli ultimi due anni e la profittabilità delle banche è migliorata, sebbene rimanga modesta. Nel settore bancario è in corso un processo di razionalizzazione e consolidamento, ma la riforma delle banche popolari e cooperative non è ancora stata pienamente attuata. La salute del settore bancario è strettamente connessa alla finanza pubblica e ai suoi effetti sui rendimenti dei titoli di stato. Rendimenti dei titoli di stato più bassi contribuirebbero a preservare la stabilità del settore bancario.

Sussidi ai lavoratori e un reddito minimo garantito a un livello moderato stimolerebbero l’occupazione e ridurrebbero la povertà. Per rendere la crescita più solida e più inclusiva è necessario aumentare il lavoro regolare. Il sistema fiscale e previdenziale e i servizi sociali in Italia possono fare di più per sostenere l’occupazione nelle aree a basso reddito e per la partecipazione del secondo coniuge alla vita lavorativa. Il trasferimento e le norme di ammissibilità del Reddito di Cittadinanza dovranno garantire che gli incentivi al lavoro siano rafforzati e non indeboliti. Il livello del trasferimento previsto dal programma attuale del Reddito di Cittadinanza rischia di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà. La condizionalità che i trasferimenti siano subordinati a patti d’inclusione sociale e di occupazione ben concepiti e monitorati è essenziale per la transizione dei beneficiari verso l’occupazione. L’introduzione di un sistema di assistenza ai lavoratori e l’abbassamento delle prestazioni del reddito di cittadinanza a circa il 70 per cento della linea di povertà relativa (il 50 per cento del reddito mediano nazionale equivalente) contribuirebbe ad accrescere l’occupazione, in particolare nelle regioni in ritardo di sviluppo, proteggendo le famiglie dalla povertà. Il successo di qualsiasi programma di reddito minimo garantito dipenderà dal miglioramento dei programmi di formazione e ricerca di lavoro. Ciò dipenderà dall’attuazione di un programma pluriennale per rinnovare i centri per l’impiego grazie a più ampi investimenti in sistemi informatici, strumenti di profilazione e risorse umane, in particolare nelle regioni in ritardo di sviluppo in cui le necessità sociali sono più ampie e più urgenti. Le prospettive professionali miglioreranno grazie allo sviluppo di solide partnerships con agenzie di formazione e per la ricerca d’impiego del settore privato oltrechè con l’estensione dei voucher formativi già esistenti ai beneficiari del reddito di cittadinanza e altre persone in cerca di occupazione. Una più stretta collaborazione e cooperazione tra centri per l’impiego e i programmi di assistenza sociale dei comuni aiuteranno a conseguire gli obiettivi del Reddito di Cittadinanza. L’integrazione degli immigrati tramite corsi di lingua e di formazione professionale e la certificazione delle loro competenze favoriranno l’inclusione sociale e stimoleranno la partecipazione alla forza lavoro.

Una maggiore efficacia delle politiche di sviluppo regionale e il rafforzamento delle capacità a livello locale aiuterebbero a ridurre il divario tra le regioni. La razionalizzazione e un maggiore coordinamento tra gli enti coinvolti nelle politiche di sviluppo regionale attraverso il rafforzamento del ruolo e delle competenze degli organi dell’amministrazione centrale renderebbero più efficaci le politiche regionali. I fondi per le politiche di sviluppo regionale devono sommarsi, e non sostituirsi, alle spese ordinarie. La pubblica amministrazione ordinaria deve fornire un livello più omogeneo di servizi essenziali in tutto il Paese. L’elaborazione e l’attuazione di standard minimi per i servizi erogati dalle amministrazioni subnazionali, quali politiche attive per il mercato del lavoro o la gestione dei rifiuti, costituirebbero un passo nella giusta direzione. Le amministrazioni pubbliche locali che in modo ripetuto non conseguano tali standard minimi dovrebbero essere oggetto di un programma di ristrutturazione in collaborazione con enti con risultati migliori e con l’amministrazione centrale per rafforzare le capacità, riorganizzare i processi e migliorare la responsabilità e la trasparenza. Una gestione più efficace delle aree metropolitane consentirebbe di migliorare le economie di agglomerazione e rafforzare il ruolo delle aree metropolitane come motori per la crescita verde. I progressi in quest’area dipenderanno dalla condivisione di alcune funzioni e del budget delle regioni e dei comuni con organismi delle aree metropolitane.

Foto: sede dell’OCSE a Parigi (Wikimedia)

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