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23 Luglio 2019 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Ma quanti ruderi, colpa dell’IMU?

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Le unità collabenti sono immobili ridotti in ruderi a causa del loro accentuato livello di degrado e nel 2018, in Italia, sono in aumento. Il numero di questi immobili – inquadrati nella categoria catastale F2 – è cresciuto del 5,3 per cento rispetto al 2017. Questi dati sono stati messi a disposizione da Confedilizia che li ha elaborati sulla base del rapporto inerente allo stato del patrimonio immobiliare italiano (Agenzia delle entrate).

L’aspetto più eclatante è quello che mette a confronto il periodo pre e post Imu: rispetto al 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono raddoppiati, passando da 278.121 a 548.148 (+ 97 per cento). Con tutte le immaginabili conseguenze in termini di degrado delle aree su cui insistono.

Si tratta – rileva la ricerca – di immobili, appartenenti per il 90 per cento a persone fisiche, che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, per effetto di atti concreti dei proprietari finalizzati ad evitare almeno il pagamento dell’Imu e della Tasi (ad esempio, attraverso la rimozione del tetto). Va infatti ricordato che sono soggetti alle due imposte patrimoniali persino gli immobili inagibili o inabitabili.

 

Fonte Confedilizia

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