Giurisprudenza

19 Ottobre 2021 | Pubblicato da Redazione Daily Tax

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Mancato pagamento e danno morale da stress

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La Corte d’appello di Milano, con sentenza del 24 gennaio 2018, ha condannato la banca XXX al risarcimento del danno non patrimoniale, determinato in Euro 5000,00, per il ritardo nell’accredito di Euro 253.385,70, sul conto corrente dell’attore, per il patema d’animo subito dal correntista, avendo peraltro escluso l’esistenza del danno biologico per la non dimostrata patologia nevrotica.

Contro la sentenza la banca XXX è ricorsa in Cassazione denunciando la violazione del principio secondo cui per presumere il fatto ignoto (il sensibile patema d’animo) da un fatto noto la legge richiede l’esistenza di più presunzioni gravi, precise e concordanti, mentre nella specie la corte aveva desunto l’esistenza del danno non patrimoniale da un’unica presunzione, costituita dal fatto che il bonifico aveva ad oggetto una cospicua somma, non essendo idoneo a fondare la prova presuntiva il ritardo di circa un mese nell’accredito.

Gli ermellini hanno respinto il ricorso. Il danno morale, inteso come sofferenza soggettiva, rappresenta una voce dell’ampia categoria del danno non patrimoniale e ben può derivare da un inadempimento contrattuale che pregiudichi un diritto inviolabile della persona; deve trattarsi di un danno da stress o da patema d’animo, la cui risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici.

È noto che nella prova per presunzioni, non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità desumibile da regole di esperienza.

Nel caso in esame, la sentenza impugnata aveva accertato, in via presuntiva, l’esistenza del danno lamentato per il patema d’animo subito in conseguenza del ritardo, integrante un incontestato adempimento tardivo, nell’accredito di una cospicua somma di denaro da parte della banca, che aveva provocato al correntista notti insonni e la necessità di assumere psicofarmaci.

Si tratta di una valutazione di tipo presuntivo insindacabile dal giudice di legittimità e che il giudice può fondare su una sola presunzione, purché grave e precisa, l’unica fonte del suo convincimento.

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